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Pistoia

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Rimane in carcere il pedopornografo arrestato nell’operazione “Big surprise”

Massimo Donati

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Massimo Donati

PISTOIA. Resta in carcere il 45enne di Pistoia arrestato giovedì scorso dalla polizia postale di Firenze nell’ambito di un’indagine internazionale su un traffico di immagini pedopornografiche. Interrogato dal gip del tribunale, assistito dall’avvocato Lisa Parrini, l’uomo ha ammesso di essere vittima di un impulso irrefrenabile che lo spinge a cercare tale tipo di immagini sul web, e di averlo fatto nuovamente subito dopo essere uscito dal carcere, nel 2019, dove aveva scontato una condanna proprio per questo tipo di reato. Proprio per questo, il giudice delle indagini preliminari di Pistoia, dopo aver convalidato l’arresto, gli ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere, l’unica in grado di prevenire la reiterazione del reato.

Nella sua abitazione, archiviati nelle memorie di tre cellulari e in dvd, i poliziotti hanno trovato migliaia di file, fra video e foto con ragazzini e bambini di pochissimi anni, a volte anche neonati, Immortalati non solo in pose erotiche ma, soprattutto, mentre sono costretti a subire rapporti sessuali anche da parte di adulti.

Una perquisizione scaturita da una più vasta indagine portata avanti dal compartimento della polizia postale di Firenze e diretta dal pm Ester Nocera, che ha portato anche a un altro arresto in flagranza, di un 47enne della provincia di Firenze. L’operazione “Big Surprise”, coordinata dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, è nata da una segnalazione proveniente dalla polizia canadese, tramite l’Europol, in merito alla diffusione sulla rete internet di file dai contenuti pedopornografici attraverso chat di Kik, un’applicazione di messaggistica istantanea.

Il complesso e lungo sviluppo investigativo, con l’analisi delle centinaia di informazioni fornite, ha permesso di identificare e rintracciare 24 uomini tutti coinvolti in condotte di divulgazione di materiale pedopornografico. L’identificazione è stata resa possibile combinando accertamenti tradizionali e specifiche tecniche investigative informatiche che hanno consentito alla procura di Firenze di emettere 24 provvedimenti di perquisizione, eseguiti in tre tranche a partire dall’ottobre 2019 fino a oggi. Perquisizioni che hanno interessato 17 province e 9 regioni (16 in Toscana).

Secondo quanto accertato dalla polposta, i file venivano reperiti sul dark web, attraverso specifici software. Poi venivano condivisi in chat a numero chiuso, all’interno delle quali però erano presenti anche agenti della polizia postale con profili creati appositamente.

«Lavoriamo sotto copertura – spiega la dirigente del compartimento della polposta Toscana Alessandra Belardini – e dobbiamo stare attenti a non essere scoperti, abbiamo nickname che durano per anni».

Ogni sei mesi – spiega sempre Belardini – i poliziotti che li gestiscono e sono costretti a visionare le immagini «vengono sottoposti a controlli psicofisici». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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