Sicurezza
«Credevo di morire, ora so che il Covid è una cosa seria»
Alessandro Serni, ristoratore 63enne, racconta la sua odissea in tre ospedali «Ricoverato 80 giorni, intubato, una notte mi avevano dato per spacciato»
Carlo Bardini
Campo Tizzoro. Ottanta giorni ricoverato in vari ospedali. Il rischio concreto di morire e adesso giorni di riabilitazione per tornare in forma. Alessandro Serni, 63enne originario di Campo Tizzoro, adesso che è uscito dal “tunnel” del Covid-19, è nato una seconda volta, affronta la vita in maniera diversa, dando priorità ad altri obiettivi rispetto al passato. E lancia un messaggio: anche lui che era scettico si è reso conto sulla sua pelle che il coronavirus non è davvero una semplice influenza e che le regole vanno rispettate. «Tutto è cominciato lo scorso 5 novembre scorso – racconta Serni – Mi trovavo a Pistoia al nuovo ristorante che gestisco con altri soci. Mi alzai dal letto e già sentivo che non stavo bene. Poco dopo caddi a terra come una pera e sentii un gran febbrone addosso. Meno male che avevo vicino altri amici . Fui portato all'ospedale e da lì è cominciato il mio calvario. Sono stato intubato due volte e ho passato diverse decine di giorni in sala di rianimazione».
Un'odissea, quella di Serni che si è divisa tra l'ospedale di Pistoia, la clinica Villa Fiorita di Prato e l'ultima parte all'ospedale di di San Marcello. «Una notte i medici – racconta – credevano che non arrivassi nemmeno al giorno dopo. Meno male che il mio fisico ha reagito e ho superato quella fase critica». Alessandro Serni è molto conosciuto sulla montagna pistoiese. Per anni ha gestito il ristorante-pizzeria nella Valle del Reno “Le vecchie ghiacciaie” e adesso ha avviato unnuovo ristorante con dei soci a Pistoia. «Quello che voglio dire è che io ero uno di quelli che il Covid-19 lo ha sempre sottovalutato. Pensavo che alla fine fosse una semplice influenza e purtroppo l'ho capito a mie spese e mi sono dovuto ricredere. Io, nonostante la gravità con la quale mi ha colpito, mi ritengo anche fortunato perché sono vivo e lo racconto. Quindi il mio messaggio è di non sottovalutarlo e rispettare le regole. Anche per noi stessi ma soprattutto per coloro che ci stanno accanto. Il mio primo pensiero al risveglio è andato alla mamma della mia compagna che, essendo anziana, avevo paura di aver contagiato». Poi Alessandro vuole ringraziare tutti coloro che lo hanno seguito: «Un grazie di cuore lo rivolto a medici e infermieri che mi hanno curato anche a Pistoia con tanto amore. Ma soprattutto a tutto il personale della struttura di San Marcello. Persone meravigliose. Se levano il nostro ospedale ci ammazzano, perchè è una realtà che serve sì come pronto intervento, ma soprattutto come posto di recupero, perchè sei in famiglia . A San Marcello i medici e gli infermieri, oltre ad essere professionali, ti stanno vicino. I giorni che ho passato lì e quelli della riabilitazione che sto facendo, saranno il più bel ricordo nella mia vita. Un grazie speciale va anche alla mia compagna Rita e a mia sorella Chiara, due persone splendide. Mia sorella ho imparato a conoscerla ora e dopo la malattia siamo molto più vicini». —
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