Gioco
Un mondo senza social Il romanzo d’esordio del bancario-scrittore
Giacomo Carobbi
Pistoia. Ci siamo mai chiesti quale potrebbe essere la nostra reazione se d'improvviso fossimo costretti a limitare l'uso dei social network fino a doverne fare praticamente a meno? Come cambierebbero le nostre vite senza Facebook o Instagram? È in uno scenario come questo che si sviluppa la storia raccontata in "Morte alla fine dei social" (Altromondo editore, 420 pp, 19€), prima avventura editoriale del quarantottenne orsignano Marco Venturi. Bancario con la passione per la letteratura del mistero, Venturi si è ritrovato quasi per caso dall'altra parte del libro: l'intuizione, un ipotetico futuro nel quale un decreto legge cambia vita e abitudini degli italiani, ha scaturito una serie di interrogativi dai quali si è dipanato l'intreccio di quello che si può definire un thriller in bilico tra distopia e ucronia. Da lettore a scrittore, è un sogno che diventa realtà. «Credo che ogni lettore in cuor suo coltivi il sogno di scrivere un proprio romanzo – dice Venturi – ma prima di imbattermi in questa idea non ci avevo mai pensato seriamente. Ero in vacanza con la famiglia e una delle tante riflessioni che si fanno leggendo si è trasformata nella classica domanda che sta alla base di tanti romanzi e racconti: What if? Cosa succederebbe se? Così lo scenario liberticida immaginato in partenza è diventato il palcoscenico su cui i personaggi del romanzo hanno iniziato a muoversi, prima nella mia testa e poi sulle pagine di Word».
Al centro della storia c'è il delitto di un fotografo, il coinvolgimento suo malgrado di un giornalista e le indagini di un maresciallo dei carabineri di stanza in una ipotetica cittadina toscana non lontana dalle sponde del Tirreno. Sullo sfondo una pesante situazione socio-politica che porta alla limitazione delle libertà personali. Gli ingredienti non mancano, ma scavando nelle pieghe del romanzo si scopre che c'è molto altro. «Ci sono le riflessioni del giornalista su quanto gli sta accadendo intorno, il desiderio di giustizia del poliziotto, un concatenarsi di accadimenti e un crescendo di violenze che condizionano i comportamenti dei protagonisti e complicano le indagini in maniera apparentemente irrimediabile. E poi ci sono gli errori che i protagonisti compiono o hanno compiuto, fantasmi del passato che riaffiorano e implicazioni che portano fino ai palazzi del potere».
Come si impara a scrivere dovendo lavorare e dedicarsi alla famiglia?
«Non ho avuto il tempo di frequentare scuole di scrittura, la mia palestra è stata esclusivamente la lettura. Nel tempo libero mi sono sempre dedicato a fumetti e libri, soprattutto romanzi. Il mio autore di riferimento è Stephen King, ma anche Carrisi, Faletti e molti altri. Ognuno dei loro libri è fonte di spunti, leggendo con costanza e attenzione è possibile entrare nei meccanismi narrativi. Nel mio caso ho scelto di partire dalla chiave di volta per poi costruire la storia uscendo un po' dai canoni del giallo tradizionale».
Che importanza ha avuto la frequentazione con Tiziano Terzani?
«Essendo nato a Orsigna ho avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo perché amico di gioventù di mio padre. Quando il babbo è mancato, Tiziano mi ha invitato spesso a casa sua per ricordare il legame che avevano ma anche per delle semplici chiacchierate. Era un piacere ascoltarlo, ne conservo un ricordo profondo. Ai tempi dell'università, mi capitava spesso di leggere i suoi libri sul treno e ogni volta era un'emozione perché leggendo ricordavo la sua voce. Era come se fosse lui stesso a leggerli per me, una sensazione di privilegio della quale andavo segretamente orgoglioso».
Com'è stata la prima esperienza nell'editoria?
«Sono stato fortunato, perché ho inviato il manoscritto a quattro case editrici e tre di loro si sono dimostrate subito interessate. Alla fine mi sono ritrovato addirittura a poter scegliere, e non è stato facile perché si trattava di editori piccoli che a differenza dei grandi curano con attenzione anche gli esordienti come me».
Un invito per i potenziali lettori.
«Più che un invito, un augurio: spero che coloro che vorranno leggere il mio romanzo si rivolgano a una libreria, ordinandolo se non lo trovano sugli scaffali. Non ho niente contro il web ma mi piace pensare che i librai possano interessarsi al frutto del mio lavoro». —
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