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Nonno Libero a 97 anni ha sconfitto anche il Covid «La guerra sì, era orribile»
Martina Trivigno
SERRAVALLE. «Non ho mai avuto paura di nulla, in vita mia. Nemmeno del Covid». Eppure, ora che l’ha sconfitto, Libero Branchetti, di Casalguidi, tira un sospiro di sollievo. Proprio oggi compie 97 anni e sa quanto il virus, soprattutto per i più anziani, possa essere pericoloso. Se non addirittura letale. Ma per uno come lui – che ha vissuto in prima persona gli orrori della guerra ed è stato pure prigioniero per 15 mesi, prima in Polonia e poi in Germania - non è contemplato arrendersi. «Cosa vuole che siano 15 giorni di Covid contro 15 mesi di prigionia, con i tedeschi che non ci mollavano un attimo, sempre sotto tiro con il fucile. E io, nel male, sono stato anche fortunato», commenta Libero. Che, ora, dice di essere libero, davvero. Di nome e di fatto. I suoi occhi sorridono, gran parte del volto nascosto da una mascherina. Mentre Brunella, una parente che considera una nipote, si affaccenda in salotto. «Se non avessi avuto lei a prendersi cura di me, durante la malattia, chissà come sarebbe andata», racconta. I sintomi del Covid, per la prima volta, hanno fatto la loro comparsa il 28 febbraio: prima la tosse, poi la debolezza. «Mi tremavano le gambe, sentivo le forze venirmi meno», dice l’anziano. Ma, nonostante questo, Libero se l’è cavata. E dopo circa 15 giorni il tampone ha dato l’esito che tanto sperava: il virus aveva abbandonato il suo corpo. Per sempre. «Quando ero in guerra, almeno il pericolo lo vedevo davanti ai miei occhi. Avevo ben chiaro quale fosse – spiega – Ma qui no perché è invisibile. Con questo virus non sai con chi hai a che fare. Bisogna stare attenti e non abbassare la guardia. Mai».
Libero ripercorre la storia della sua vita. E a restargli impressi, in maniera indelebile, sono proprio gli anni della guerra. Quei 15 mesi che gli hanno cambiato la vita. Prima di tornare a Pistoia e riprendere in mano la sua esistenza. «Ricordo che eravamo una cinquantina, in un vagone, durante gli spostamenti – racconta – Viaggiavamo stipati come bestie, faceva un gran caldo. Per sei giorni non mangiammo neppure un tozzo di pane. Una volta provai ad aprire il vagone del treno. Avevo tanta forza, all’epoca. Dissi: ci provo, magari riusciamo a scappare. Ma niente: c’era un soldato tedesco con il fucile puntato. Da quella volta, quando ci spostavamo, due soldati restavano nel vagone con noi. Per tutto il tempo». Ad aiutare Libero a sopravvivere, sono state due grandi passioni che, nel suo quasi secolo di vita, non l’hanno mai abbandonato: la pittura e il canto. Arti nobili che ha sempre conservato nel suo cuore. Come momenti di svago oltre che di conforto. «Ne ho passate troppe, nella vita, per potermi permettere di avere paura – prosegue – E con questo spirito ho affrontato tutte le disavventure. Compreso il Covid-19» . Oggi, giorno del suo 97° compleanno, Brunella gli preparerà una torta. Per festeggiare Libero, il suo coraggio e il suo gran cuore. «Lo dico a tutti, mi raccomando: rispettate le regole», sottolinea l’anziano.
«La storia di Libero serve a infondere coraggio – conclude il vicesindaco di Serravalle Pistoiese, Federico Gorbi – a tutti coloro che, in questo momento, stanno combattendo contro il virus. La sera, dopo cena, telefono ai miei concittadini che sono contagiati. So bene quanto sia difficile combattere contro questo nemico invisibile. Ma di una cosa sono certo: anche grazie alla testimonianza di Libero ce la faremo a vedere la luce in fondo al tunnel». —
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