Il Tirreno

Pistoia

economia e pandemia 

Confartigianato striglia i soci che contestano la linea “soft”

Giulia Gonfiantini

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PISTOIA. Alcuni soci criticano Confartigianato che non li tutelerebbe a sufficienza in questa crisi da pandemia, l’associazione replica in maniera insolitamente decisa in un comunicato: «Il dissenso è un diritto – risponde in una lettera aperta indirizzata ai soci il presidente Alessandro Corrieri – l’adesione a Confartigianato non è un obbligo». Come dire:potete anche scegliervi un’altra associazione. E’ il segnale delle tensioni che attraversano molti piccoli imprenditori e e anche della posizione ferma di Confartigianato Imprese Pistoia sui principi che la guidano. Il presidente Corrieri ribadisce ora le sue riflessioni sulla politica di confronto dell'associazione in un momento nel quale le attività economiche subiscono restrizioni pesanti a causa del coronavirus: «Al di là delle polemiche che ci sono inevitabilmente e anche fortunatamente, emergono segnali crescenti di insofferenza da parte degli artigiani e in generale della società civile e noi abbiamo voluto esprimere la corretta collocazione di Confartigianato, che è collaborativa con le istituzioni anche quando non ne condivide le decisioni». Secondo quel documento, alcuni imprenditori percepiscono le limitazioni come arbitrarie e incomprensibili, giungendo così ad accusare talvolta l'associazione di non agire nei modi più opportuni per tutelarli, anche se – precisa Corrieri – non ci sono state contestazioni vere e proprie. Pur sottolineando la disponibilità all'ascolto dell'associazione, il presidente ribadisce: «Portiamo avanti le nostre convinzioni con voce ferma ma non prestiamo il fianco ad azioni fuori della legalità o non rispettose delle istituzioni». La situazione è complessa, come emerge «dal confronto con i soci, che manifestano, come già nel primo lockdown, tutta la loro insofferenza e difficoltà sia sul piano economico sia a volte su quello psicologico e morale».

La nota dei giorni scorsi parlava di micro imprese e aziende individuali costrette a chiudere a causa delle restrizioni e delle lunghe degenze necessarie a chi ha contratto il virus. «Stiamo analizzando i dati sul territorio e sono preoccupanti: a proposito di cassa integrazione, sulle 20mila aziende e gli 82mila lavoratori interessati in Toscana la nostra provincia incide per l'8 %», aggiunge. Per Confartigianato gli interlocutori a cui rivolgersi per fronteggiare le circostanze restano i governi nazionale e regionale, insieme alle autorità locali. «Bisogna tenere la barra dritta e continuare a rapportarsi con le istituzioni – puntualizza Corrieri – è l'unico modo per ottenere risultati. Noi, come le altre associazioni di categoria, abbiamo fatto un lavoro importante durante la pandemia, veicolando informazioni e modalità operative, decisive per evitare i contagi sul lavoro». E il nuovo sistema di ristori previsto dal governo? «Le prime bozze, basate sui soli mesi di febbraio e marzo, destano perplessità – dice – dato che resterebbero fuori settori come il turismo, che in quel periodo sono chiusi o con basso fatturato. Non sarebbe accettabile modulare i ristori così: vanno ben calibrati sulle categorie alle quali sono destinati». —

Giulia Gonfiantini

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