La protesta
Arresti, perquisizioni e sequestri: sgominata all'alba rete di spacciatori a Quarrata - Video
Gli scambi in alcuni parchi e piazze del centro, persino dietro il Comune. Clienti da tutta la provincia e anche da Prato. L'inchiesta era partita nel dicembre 2019
PISTOIA. Quattro persone in carcere, nove agli arresti domiciliari, altre sei con obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. Trenta perquisizioni in altrettante abitazioni, tra Quarrata e la provincia di Prato, con due ulteriori arresti di un cittadino albanese di 32 anni, a Campi Bisenzio, e di un immigrato marocchino di 28, domiciliato a Prato. Questo l'importante bilancio di una operazione antidroga che ha impegnato, nella notte e all'alba del 9 marzo, 120 carabinieri, unità cinofile da Firenze e un elicottero del nucleo di stanza a Pisa. L'operazione ha concluso sette mesi di indagini dei militari dell'Arma sull'attività di spaccio di hashish, marijuana e cocaina che aveva epicento a Quarrata ma che si estendeva su tutta la provincia di Pistoia, ma anche su quella di Prato.
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Diversi i luoghi di Quarrata abituali teatro di spaccio: i giardini pubblici tra via Trieste e piazza Aldo Moro, il retro della chiesa di Santa Maria Assunta, la zona del campo di basket tra il parcheggio di piazza Berlinguer e la pista ciclabile lungo il torrente Fermulla, la piazzetta conosciuta come "Il Gatto", nella zona alle spalle della sede del Comune, dietro un negozio di via Corrado da Montemagno, nei giardini pubblici di via San Lorenzo.
L'indagine, battezzata "Thunderstorm" ( cioè "Temporale"), aveva preso il via dall'arresto in flagranza, nel dicembre 2019, di uno spacciatore, eseguito nei pressi di piazza Aldo Moro a Quarrata. Il contenuto del telefono cellulare della persona arrestata, insieme a diverse segnalazioni di abitanti sui luoghi più frequentati per lo spaccio, hanno contribuito ad indirizzare le indagini, coordinate dal pm Leonardo De Gaudio.
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Così i carabinieri, grazie anche a pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno portato alla luce l'esistenza di una vasta attività di spaccio, in cui i venditori al dettaglio di sostanze stupefacenti erano di solito cittadini italiani, non coordinati in un'unica organizzazione, ma ciascuno con proprie zone di competenza e clientela fissa. Tra gli spacciatori, però, vi erano spesso rapporti di collaborazione: quando qualcuno, ad esempio, non disponeva della sostanza richiesta, indirizzava il cliente verso un "collega". I fornitori di questa rete di spacciatori al dettaglio sono stati individuati in alcuni cittadini di nazionalità marocchina. Singolari i termini usati al telefono per indicare la quantità e la qualità delle sostanze richieste senza l'impiego di termini espliciti. Di volta in volta si parla di "galline", "ragazze", "marmitte".
Durante questa fase dell'inchiesta i carabinieri hanno eseguito dieci arresti in flagranza e sequestrate sostanze stupefacenti che, sul mercato, avrebbero avuto un valore complessivo di quasi duecentomila euro.
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