Il Tirreno

Pistoia

il caso 

C’è una didattica in presenza che va garantita, scuole in crisi

Valentina Vettori

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Valentina Vettori

Pistoia. Da oggi tutte le scuole della provincia di Pistoia sono chiuse e la didattica si svolge a distanza. Ci sono però bambini per i quali, come ripetuto dal primo Dpcm dell’era Draghi, la didattica deve essere garantita in presenza. Si tratta di studenti con disabilità o disturbi evolutivi specifici, come la dislessia, ma anche i figli dei cosiddetti “key workers”, i lavoratori ritenuti essenziali. Tra queste categorie, ci sono i sanitari, ma anche il «personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali» come le forze dell'ordine. Ecco che allora in molte scuole scoppia il caso dei “figli dei key workers” (non è ancora del tutto chiaro chi ne faccia davvero parte, nda) a cui si sommano le difficoltà di riuscire a organizzare la didattica a distanza con un insegnante che, oltre che stare davanti al computer, deve fare anche lezione al gruppo di studenti in presenza.

Allora accade anche che, nonostante il proprio figlio abbia diritto alla didattica in presenza, la scuola non riesca a garantirgliela, come racconta una mamma, che lavora in ospedale, ma che dalla scuola si è sentita rispondere che la piccola potrà essere inserita in un laboratorio con bimbi dai 6 ai 10 anni, senza poter fare lezione come gli altri compagni di classe. «Io lavoro in ospedale – racconta la donna, che ha chiesto di rimanere anonima per tutelare l’identità dei figli – e il ripristino della didattica a distanza nelle scuole dei miei due bimbi è impraticabile. Giovedì ho telefonato alla scuola della più grande, che ha 7 anni, chiedendo la possibilità per lei di continuare ad andare a scuola. La risposta è stata sì, ma la bambina potrà frequentare solo un laboratorio misto, senza seguire il programma come i suoi compagni di classe che fanno la didattica a distanza. Questo perché gli insegnanti faranno lezione da casa e non a scuola. Mi hanno detto che il servizio che può garantire la scuola è solo un parcheggio per i bambini. Un termine che mi ha molto colpita e fatta arrabbiare. La trovo una cosa grave. Come è possibile che l’insegnante non possa essere presente in aula e fare lezione ai presenti e in videoconferenza?».

Sulla questione della didattica in presenza intervengono con una nota stampa anche i comitati “La scuola è dei bambini”, “Alleanza beni comuni” e “Obiettivo periferia”. «Nella provincia di Pistoia – scrivono i comitati – alcuni presidi hanno da giorni comunicato ai genitori la propria organizzazione per far fronte alla chiusura delle scuole mentre altri, ad oggi, non hanno dato alcuna informazione sulla possibilità di poter usufruire della didattica in presenza. Alcuni dirigenti scolastici sembrano avere un rapporto opportunistico con il diritto all'informazione, questa infatti viene fornita quando i genitori debbano adempiere a doveri nei confronti delle istituzioni scolastiche, mentre viene ignorata quando è la scuola a dover fornire servizi». —

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