La protesta
«Lavoriamo anche con le videochiamate ma non può bastare»
PISTOIA. Federica Cioni, titolare del negozio di abbigliamento “Marella” di via Cavour, si è trovata a manifestare a pochi passi dal suo negozio. E racconta di questi mesi duri e faticosi, soprattutto per una attività come la sua. «Noi – spiega – compriamo la collezione un anno prima e quando arriva, poi, dobbiamo pagarla. Non siamo un pronto moda. Abbiamo dovuto inventarci qualcosa». Ad esempio? «Ci siamo organizzati per fare le videochiamate con le clienti – spiega – facciamo come se fossero in negozio e poi, quando hanno scelto, spediamo la merce a casa. Ma è faticoso e poi è tutto un altro lavoro rispetto a quello che facevamo».
Un negozio di livello, come “Marella”, si è trovato chiuso pur avendo investito in modo massiccio sulla sicurezza. «Da parte nostra – continua la titolare – abbiamo fatto di tutto. Sanifichiamo con l’ozono due volte al giorno, abbiamo una ventola speciale che elimina di tutto, facciamo regolarmente sanificare le mani a tutti. Piuttosto che chiudere completamente tre settori come abbigliamento e calzature per adulti e gioiellerie, credo che sarebbe stato meglio intensificare i controlli, fuori dai negozi e, perché no, anche dentro. Ma prendere il virus nei negozi è difficile. Pensare di sconfiggere la pandemia chiudendoci non è la soluzione, così si rischia di metterci quattro anni per debellare la malattia».
I ristori? «Onestamente sono arrivati, in base al fatturato dell’anno scorso. Se una azienda è sana, bastano. Ma se è in bilico, è dura sopravvivere. E la situazione generale è drammatica». —
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