Il Tirreno

Pistoia

i commercianti 

Reazioni tra rabbia e rassegnazione «Stiamo morendo»

Valentina Vettori Simona Peselli

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«È una scelta che va accettata. Era, peraltro, aspettata e temuta, ma adesso comincia a essere davvero dura, perché per la maggior parte dei commercianti del centro di Pistoia la situazione è drammatica». Non usa mezzi termini Simone Paci, titolare di Max Pell in via della Madonna e presidente dell’associazione Commercio Pistoia, per commentare la nuova zona rossa in provincia.

«Già con il passaggio dalla zona gialla alla arancione la situazione era cambiata, perché le persone in giro erano molte meno, ma chiudere è senz’altro la mazzata finale. Bisognerà anche capire se saranno previsti ristori per i lockdown locali. Quel che posso dire, è che i commercianti hanno sempre rispettato le regole all’interno delle loro attività. Ma la stessa cosa non era rispettata in strada. Sono mancati i controlli, questo non può essere negato».

«Per me non cambia niente – sostiene invece il popolare ristoratore Checco Bugiani – non ho mai fatto asporto e non comincerò ora. Ma sia chiaro che, anche chi lo fa, non è che si arricchisce. Sono davvero dispiaciuto per la situazione. Cominciano a mancare le forze anche per reagire. Il problema però è anche un altro. La città sta morendo».

A Montecatini si va in zona rossa e c'è chi non ci può credere. Andrea Bonvicini, titolare di cinque boutique a Montecatini, 30 dipendenti è senza parole. «È un grosso danno – esclama – attività come la nostra non hanno avuto abbastanza ristori. È un vero disastro. Anche se noi con i codici Ateco che abbiamo possiamo restare aperti, ma rimanere per nessuno è un aggravio ulteriore di costi. Sicuramente il virus sta girando, ma nelle nostre attività siamo protetti con mascherine, gel sanificanti. Non vorrei che per poche persone con la polmonite si fa chiudere un intero sistema economico.

Maurizio Landini, titolare dell'Osteria di Poneta parla di affondo finale. «Non si vuole portare rispetto per il diritto al lavoro, si parla solo di Covid. Le altre malattie è come se non esistessero . Mi ritrovo a vivere in un paese dove mi riconosco sempre meno. Purtroppo». Per qualcuno il passaggio da arancio a rosso non significa nulla. «Per me come albergatore e titolare di un ristorante – commenta Fabio Cenni, del Pecora Nera – cambia poco. Cambia solo da giallo ad arancio. Preferisco le micro chiusure, i numeri in provincia di Pistoia erano alti da troppi giorni».

D'accordo sulla decisione anche Claudio Chimenti, ristorante Corsaro Verde.«Già l'arancione è penalizzante. Per noi cambia poco. Ben vengano ulteriori sacrifici». Giacomo Cardelli, ristorante Cascina Igea continuerà con l'asporto. «Dispiace ad un anno di distanza di trovarsi sempre con le stesse problematiche». —

Valentina Vettori

Simona Peselli

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di Redazione web