La protesta
Ristoratori e baristi andranno a Roma per farsi sentire «Siamo stremati»
La coordinatrice Moira Nesti sta raccogliendo le adesioni per la partecipazione al presidio #draghiarriviamo
Carlo Bardini
SAN MARCELLO. Moira Nesti del ristorante “Il Mammolo” a San Marcello all’ultimo momento ha dovuto disdire più di 40 prenotazioni per il giorno di San Valentino. Il Bar Pizzeria “Il Cielo” di Campo Tizzoro ha dovuto fare altrettanto e meno male che alcuni clienti hanno voluto anticipare al sabato il festeggiamento del loro amore. «È un anno ormai che andiamo avanti così – spiega Silvia Vignozzi, una delle due proprietarie del ristorante campotizzorino assieme a Marina Venturi –ma ormai non ce la facciamo più, perché è dura al livello economico lavorare a queste condizioni». Sono solo due testimonianze dei molti ristoratori e baristi che potrebbero raccontare le difficoltà che l’intero settore della ristorazione, compreso il suo indotto, sta vivendo in questo periodo di emergenza sanitaria. Ed è per questo che hanno unito le forze e tutti insieme, al livello toscano, andranno lunedì prossimo al piazzale di Montecitorio a Roma per fare un presidio ad oltranza ed essere ricevuti dai nuovi esponenti del Governo per avere rassicurazioni e risposte chiare. “#draghiarriviamo. Presidio ad oltranza” hanno voluto chiamare questa iniziativa organizzata da “Tutela Nazionale Imprese-Ristoratori Toscana” e sono pronti a restare a Roma quanto serve, con tende e quant’altro, per essere ascoltati. «Per il momento hanno dato la loro adesione in dodici dalla montagna–-spiega Mora Nesti, coordinatrice nella montagna pistoiese per conto del sodalizio “Ristoratori Toscana” –ma ancora devo avere diverse risposte come ad esempio dalla parte del Comune Abetone-Cutigliano. Ormai siamo stanchi di sentire promesse e non vedere i fatti. Il nostro settore sta vivendo un periodo drammatico e abbiamo bisogno di essere sostenuti. Andiamo a chiedere una migliore programmazione, lo sblocco dei ristori e indennizzi adeguati. Non è possibile che ci venga detto solo un giorno o due prima che non possiamo, ad esempio, fare il pranzo di San Valentino. Abbiamo sostenuto spese alimentari che con questo nuovo passaggio in zona arancione saranno sciupate e richiamato personale che poi dobbiamo pagare». «Non siamo un negozio di scarpe –afferma ancora Vignozzi. Il nostro lavoro è basato sulla programmazione. Sono ormai mesi che rispettiamo tutte le regole, ma andare avanti è diventato davvero difficile, Dopo un anno così non so quanto possiamo reggere. L’associazione è fatta da persone del mestiere che sanno cosa significa questo lavoro ed è giusto appoggiarla». «La nostra–dice Pasquale Naccari, portavoce Tni-Ristoratori Toscana–è una richiesta di aiuto, i ristori non stanno arrivando o nel migliore dei casi sono briciole. Le scadenze, come quella dell’Inps, sono alle porte». —
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