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Cantautore pistoiese in finale per il premio “Mia Martini”

Giacomo Carobbi

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Giacomo Carobbi

PISTOIA. Dalla cantina della casa paterna alla finalissima del premio Mia Martini: Michele Briganti, cantautore quarantenne pistoiese con radici ben piantate nel borgo collinare di Tarole, al progressivo intrecciarsi di impegni familiari e lavorativi non ha mai ceduto alla tentazione di abbandonare la passione per la musica. Una scelta che oggi, dopo quasi tre decenni di esperienze e collaborazioni, lo sta portando a farsi largo nel complesso mondo delle sette note dell'era digitale. Un singolo remixato di recente, uno in uscita, un ep in preparazione e numerosi progetti paralleli tra cui il lancio di un'etichetta discografica: tracce evidenti di una vena artistica in pieno fermento, tessere di un puzzle a forma di sogno che proprio nella serata finale del concorso dedicato alla grande Mimì, a cui Michele è stato ammesso di recente, potrebbe avverarsi e aprire nuovi percorsi oltre quelli che compongono il vasto («e strano») mondo dei musicisti emergenti. Il suo ultimo singolo si intitola "Irrazionale" e da pochi giorni è disponibile su tutte le piattaforme digitali, un lavoro che consolida il suo rapporto con il produttore milanese Wladimir Pascali, conosciuto in rete pochi mesi fa.

Ma che ci fa su Spotify oggi un cantautore cresciuto a pane e De André? «Sembrerà strano – ribatte Michele – ma anche noi artisti più attempati possiamo avere un pubblico di riferimento: per i quindicenni in fondo siamo una novità mentre i tanti ascoltatori non più giovani possono ritrovare in noi temi e atmosfere familiari». Da dove viene Michele Briganti? «Mi sono appassionato alla musica fin da piccolo – racconta – suonando l'organo elettrico, in età adolescenziale sono passato alla chitarra acustica e quindi all'elettrica. Poi sono arrivati i primi progetti di band, quindi l'attività da solista e i passaggi quasi obbligati nel piano bar e nell'intrattenimento per feste e cerimonie. Nel 2015 ho deciso di avventurarmi in un progetto solista, dedicandomi alla composizione di musiche e testi».

Da lì sono arrivati il primo album, "Un accendino blu", la struggente "Hai ragione tu" dedicata alla figlia Ludovica e la svolta sonora di "E non venirmi a dire", frutto della collaborazione con Pascali. «L'incontro con Wladimir – rivela Briganti – mi ha fatto capire che molte delle cose che stavo facendo sarebbero risultate più accattivanti se affidate alle mani di un professionista serio e preparato come lui. La sua versione di "Quello che mi hai dato", singolo estratto dal primo disco, mi ha portato alla scelta di attualizzare gli arrangiamenti verso un gusto più contemporaneo, senza per questo snaturare la mia identità che è ben salda nel Novecento». Il 2021 potrebbe rappresentare l'ennesima svolta: la finale del premio Mia Martini è alle porte e l'apparizione su un palcoscenico così importante sarà un bel premio per quanto fatto finora e l'occasione per due dediche speciali. «A mio babbo – promette – che mi ha trasmesso la passione e fin da subito è stato il mio primo sostenitore. Ma sicuramente, visto che porterò la canzone dedicata a mia figlia, sarà il suo sorriso a guidarmi in questa avventura». —

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