La manifestazione
Caso Ferrante, nessun rapporto fra confisca e ’ndrangheta
pistoia. Non è mai stato condannato in via definitiva per associazione a delinquere di tipo mafioso, né è attualmente imputato di riciclaggio. Diversamente da quanto riportato dal comunicato diffuso dal comando provinciale della Guardia di finanza di Pistoia il 5 febbraio. Inoltre, la confisca dei beni disposta nei confronti di Ignazio Ferrante (che tra l’altro risulta cancellato dall’albo dei dottori commercialisti di Palmi dal 9 settembre 2003, per morosità) non è ancora definitiva: è già stato presentato ricorso in Cassazione.
Per tali motivi, l’avvocato Domenico Ceravolo (che assiste Ferrante assieme al collega Giuseppe Roscitano) ha chiesto una rettifica di quanto è stato pubblicato sul Tirreno il 6 febbraio. «La ’ndrangheta – spiega il legale – non c’entra nulla con la confisca operata nei confronti del dottor Ferrante. Nessun personaggio appartenente ad alcuna famiglia mafiosa viene coinvolto nella vicenda. È stata proprio la procura antimafia di Firenze a escludere che Ferrante sia coinvolto in vicende mafiose, tant’è che il procedimento è stato celebrato a Pistoia proprio perché difettava l’elemento “mafiosità”» spiega il legale riferendosi all’operazione della finanza nell’ambito della quale il suo assistito venne arrestato nel maggio 2018.
«La vicenda che ha interessato Ferrante, prima che si laureasse – aggiunge, riferendosi alla condanna per associazione a delinquere – quindi oltre 20 anni addietro, è stata evocata solo quale precedente e non perché prova del suo inserimento in famiglie mafiose. La corte di Cassazione qualificò, dopo anni, il fatto come da inquadrare in un’associazione semplice e non mafiosa, posta in essere da un gruppo di studenti».
Infine, l’avvocato precisa che la confisca non ha niente a che fare con un presunto riciclaggio di denaro sporco. —
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