Gioco
Amendola apre la sua mostra antologica «Un sogno che si avvera, grazie Pistoia»
In circa 340 immagini di artisti e opere, viene ripercorsa la carriera di uno dei più importanti fotografi d’arte del mondo
«Fare un’antologica è il sogno di tutti gli artisti. Io sono particolarmente contento che la mia città l’abbia fatta, grazie ai miei angeli custodi, i curatori Paola Goretti e Marco Meneguzzo. Che devo dire? Spero che questa mostra possa essere vista anche in altre sedi». Nasconde a fatica la commozione Aurelio Amendola, 83 anni, pistoiese, fotografo d’arte tra i più importanti del mondo.
Ieri a Palazzo Buontalenti c’era anche lui all’inaugurazione della mostra che, attraverso 340 scatti, ripercorre una carriera di valore assoluto. Con Amendola, oltre ai curatori, il presidente della Regione Eugenio Giani, il sindaco Alessandro Tomasi, il presidente della Fondazione Caripit Lorenzo Zogheri e il presidente della F ondazione Pistoia Musei, Luca Iozzelli. La mostra si intitola «Un’antologia: Michelangelo, Burri, Warhol e gli altri» e segna la ripresa delle attività espositive in città, non appena le norme anti-Covid lo hanno consentito. L’equivalente pistoiese – come ha notato il presidente Giani – della riapertura degli Uffizi a Firenze.
Al centro, cinquant’anni di foto in giro per il mondo: nel mirino di Amendola, sempre le opere d’arte e gli artisti, dal suo primo lavoro importante (1968) sul pulpito di Giovanni Pisano nella chiesa di Sant’Andrea, su su fino alle immagini famosissime di artisti di valore assoluto come Marino Marini e Alberto Burri, o ai celebri scatti in bianco e nero dedicati alle statue di Michelangelo, Canova o Bernini. Per sfociare, infine, negli “Assoluti”, le immagini che chiudono la mostra e che si concentrano sullo studio delle forme, delle luci e delle ombre, astraendo da specifiche e riconoscibili opere d’arte.
Una carriera e una esperienza artistica uniche, quelle di Aurelio Amendola. Era doveroso, come ha sottolineato Luca Iozzelli, che Pistoia dedicasse la prima antologica mai allestita ad un fotografo che ha saputo portare in giro per il mondo il nome di Pistoia.
Ma fotografare un’opera d’arte può essere considerata essa stessa arte? Per darsi una risposta, è altamente consigliato soffermarsi sulla prima foto della mostra: una donna incinta, nuda, seduta. Si tratta di una performance creata dall’artista Jannis Kounellis, che Amendola si limitò a fotografare. Ma quella foto Kounellis volle firmarla, a testimonianza del fatto che l’immagine di Amendola aggiungeva qualcosa alla opera come l’aveva immaginata lui, e che quindi poteva ben chiamarsi arte.
Insomma, Amendola è ben più di un testimone oculare, con le sue immagini riesce a costruire legami e relazioni con artisti o con opere d’arte, come hanno sottolineato – con parole diverse ma con contenuti simili – i curatori Goretti e Meneguzzo. Una capacità talmente forte che «dopo aver visto un’immagine di Amendola, non si potrà più vedere quell’artista o quell’opera d’arte senza pensare alle sue foto». Una capacità portata all’apice, forse, con le sculture di Michelangelo, di cui Amendola è «la voce fotografica», come ha sottolineato Paola Goretti.
Dopo l’affollata conferenza stampa, nella sede della Fondazione Caripit, in via de Rossi, lo stesso Amendola ha guidato i presenti in una prima visita alla sua antologica, allestita a Palazzo dei Vescovi e a Palazzo Buontalenti, e autografando lo splendido catalogo edito da Treccani. —
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