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Gli impiantisti tra timore e speranza «Ma se non ci fanno riaprire siamo fritti»

Carlo Bardini ABETONE.
Gli impiantisti tra timore e speranza «Ma se non ci fanno riaprire siamo fritti»

Sciatori in pista il 15 febbraio se la Toscana resta gialla. Danti: «Spesi 350.000 euro per la sicurezza, persi 6 milioni»

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Timore e speranza. È questo lo stato d’animo degli impiantisti di Abetone e della Val di Luce alla notizia che, probabilmente, il prossimo 15 febbraio potranno riaprire gli impianti di risalita ed accogliere, dopo tanto tempo, gli sciatori amatoriali.

Timore e speranza entrambi legati a quella spada di Damocle che pende sulla testa degli addetti ai lavori e che è il rischio che la Toscana passi, dall’essere attualmente in zona gialla, a quella arancione. Condizione che non permetterebbe di tornare a sciare liberamente e che sarà decisa solo venerdì prossimo. Ed il rischio è davvero elevato. Ma se vogliono aprire in sicurezza nel rispetto delle normative Covid, gli impiantisti sono costretti ugualmente ad impiegare questi giorni per fare i lavori necessari, investendo nuove risorse economiche.

«E se alla fine non potremmo aprire – afferma Giampiero Danti, della Società Abetone funivie – i soldi chi ce li rende? Siamo fritti. È minimo due volte che ci prepariamo per aprire gli impianti. Eravamo pronti anche lo scorso 18 gennaio e lo saremo per il 15 febbraio. Ma è giusto dire che per noi sono spese importanti. Solo per rendere le piste ottimali e adottare gli accorgimenti per la sicurezza anti-Covid, come società abbiamo speso circa 350mila euro. Sono cifre considerevoli. Voglio portare un esempio. Nei prossimi giorni avremo sei battipista al lavoro e ognuno costa 1.500 euro di gasolio al giorno. Ma non tutti si rendono conto come stanno le cose. Quindi è chiaro che vi sia un forte timore per la possibilità che salti anche la data del 15 febbraio come apertura degli impianti e nello stesso tempo abbiamo la grande speranza che tutto vada bene e stiamo lavorando per questo fine».

Poi Giampiero Danti tira un bilancio economico delle perdite di entrate. «È dal marzo 2020 – spiega – che non facciamo una stagione regolare. Allora ci fu l’inizio della pandemia e giustamente ci fecero chiudere. Da allora le perdite sono state molto elevate e si parla, come Saf, di almeno 6milioni di euro».

«Il nostro stato d’animo – spiega Andrea Formento, direttore della Val di Luce – è quello tipico del montanaro, sappiamo che esiste un dubbio sulla possibile apertura degli impianti ma nello stesso tempo non possiamo aspettare venerdì prossimo per capire. Dobbiamo lavorare da subito per essere pronti. E lo stiamo facendo già da tempo, tanto che gli ultimi due fine settimana sono stati la prova del lavoro svolto, accogliendo in sicurezza tantissime persone. Ma questo impegno vuol dire anche uno sforzo economico, avendo investito circa 200mila euro per poter essere pronti. Quindi è legittimo il dubbio di un rischio no apertura, ma nello stesso tempo è doveroso adoperarsi per a raggiungere l’obiettivo. Gli sciatori – aggiunge Formento – scieranno in sicurezza avendo fatto la dovute manutenzione alle piste, predisposto per il distanziamento sociale e l’accesso agli impianti e alla biglietteria, evitando gli assembramenti. Poi per un esito positivo di queste precauzioni è indispensabile una collaborazione da parte degli utenti».

Norme di sicurezza adottate anche sul versante abetonese. La perdita economica dal marzo del 2020 ad oggi per la sola zona della Val di Luce? «Esattamente è difficile dirlo – afferma Formento – ma considerato tutto l’indotto si parla tranquillamente di diversi milioni di euro».

Intanto a partire da oggi inizieranno i lavori di messa in sicurezza e taglio delle piante pericolose lungo la strada provinciale 20 nel tratto Pianaccina-Fontana Vaccaia.

I lavori proseguiranno per alcuni giorni, con l'obiettivo di riaprire la strada al transito dei veicoli e superare le difficoltà sorte con le abbondanti nevicate dei primi giorni di gennaio.

Durante il periodo dei lavori sulla strada, fa sapere la Provincia, la strada resterà chiusa al transito e si raccomanda il rispetto del divieto per non interferire con gli stessi e garantire la sicurezza degli operatori. —



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