La protesta
La salma di Sabri tornerà in Tunisia L’imprenditore: «Ci penseremo noi»
L’offerta dell’ad della Millefili ai genitori: «Era parte della nostra famiglia». Colletta nella biblioteca frequentata dal giovane
Maria Lardara
prato. C’è una salma, ancora trattenuta all’obitorio di Careggi, a disposizione della procura. E una famiglia che, a Prato, piange una giovane vita spezzata troppo presto. E c’è un’altra famiglia, quella dell’azienda di Montale dove martedì mattina ha trovato la morte Sabri Jaballah, che tende la mano a due genitori distrutti. La mano sul cuore se l’è messa Gabriele Galli, amministratore delegato della Millefili spa, appena si è diffusa la notizia di una gara di solidarietà per riportare la salma del giovane operaio tessile in Tunisia, la sua terra natia, dove vivono i nonni: il luogo più caro dove riposare in pace. Un ultimo viaggio per il quale, però, servono soldi, tanti.
«Se la famiglia sarà d’accordo, pagheremo noi le spese per il rimpatrio della salma» spiega l’imprenditore, che ieri ha voluto tenere chiuso in segno di lutto lo stabilimento di Montale. Con i parenti hanno parlato i colleghi di lavoro, ancora scossi, che non si danno pace per la tragedia accaduta martedì. Al telefono hanno sentito lo zio, esternandogli affetto e vicinanza.
«Sabri faceva parte della famiglia – prosegue Gabriele Galli – E nelle famiglie ci si aiuta». Per quanto riguarda l’indagine giudiziaria, «massima collaborazione» è quella che garantisce l’imprendirore, colui che rappresenta la famiglia fondatrice della Millefili con il 25 per cento delle quote del gruppo di Carpi che oggi è controllato da un fondo finanziario.
Intanto, tanti pratesi si stanno mobilitando per raccogliere i soldi necessari per riportare a casa Sabri. Ne conservano un bel ricordo al professionale Marconi, dove il ragazzo si era diplomato nel 2018: i suoi professori, i suoi ex compagni, il suo ex preside Tiziano Pierucci, divenuto nel frattempo assessore alla cultura proprio a Montale. Proprio dove Sabri ha trovato la morte lavorando.
«L’auspicio – ha scritto su Facebook – è che il sacrificio assurdo e insensato di Sabri serva a condurre una riflessione profonda sui giovani, sul lavoro e sulla sicurezza».
Ieri mattina il padre di Sabri ha ricevuto la telefonata del preside del Marconi, Paolo Cipriani. Che gli ha presentato le condoglianze a nome della comunità scolastica, rammentando come, a distanza di due anni, il personale dell’istituto ricordi ancora il sorriso di quel ragazzo altruista, generoso, legato ai compagni. «Abbiamo lanciato una colletta fra professori e personale – fa sapere – Lo dobbiamo al nostro ex alunno».
Una tragedia che ha scosso anche la biblioteca Lazzerini, che il giovane frequentava da studente ma anche adesso, nel fine settimana, per far scoprire l’universo dei libri ai fratelli più piccoli. Si sono chieste come rendersi utile per la famiglia le bibliotecarie di Coopculture ed Eda Servizi, che hanno in appalto il servizio comunale. Così, una di loro, Giulia Biagioli, è andata a fare visita ieri mattina ad Anya, la madre di Sabri.
«Volevamo partecipare, dare una mano in qualche modo: non senza prima aver parlato con i parenti – racconta – Così, abbiamo deciso di organizzare una colletta dopo aver saputo del desiderio di riportare il corpo in Tunisia. Sabri era la gioia di tutti noi. Non c’era dvd della sezione ragazzi che non conoscesse: li prendeva in prestito per farli vedere ai suoi fratelli più piccoli. Con loro era delizioso: se ne prendeva cura, per loro era una guida». —
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