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Pistoia

«Mio padre sfamato da un inglese grazie al suo cesto pieno di uova»

S.P.
«Mio padre sfamato da un inglese grazie al suo cesto pieno di uova»

Alan David Baumann, figlio di Berzi, è diventato scrittore come il padre Gira l’Italia per raccontare nelle scuole le storie della sua famiglia 

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IL RACCONTO

Racconta fiero le sue origini, la storia dei nonni, dei bisnonni, ma soprattutto la vita dei suoi genitori che per una serie di circostanze, e un po’ di fortuna, sono scampati alla fucilazione e alla deportazione nei campi di concentramento. Non è più un ragazzo Alan David Baumann, giornalista e scrittore come il padre, ma da sempre si occupa della memoria dei sopravvissuti. «Perché non parliamo delle guerre Puniche – spiega – ma di una tragedia avvenuta soltanto ottant’anni fa. Nelle orecchie ho centinaia di testimonianze non solo dei miei. A mio padre vennero deportati sette familiari diretti, tra i quali due zie e i nonni». Alan, figlio di Alberto, detto Berzi, da sempre gira per l’Italia a raccontare. Le scuole sono il suo palcoscenico. «I ragazzi devono capire cosa significhi da un giorno all’altro diventare indesiderati, colpevoli e in pericolo di vita. I vicini di casa con cui trascorrevi le giornate che non ti salutano più. E poi la fame».

Quando il piccolo Berzi torna a piedi dal Veneto a Montecatini cammina per i boschi e dorme dove gli capita. «Mio padre mi narrava di quando arrivò sull’Appennino – racconta Alan – e vide un inglese con un cannone che sparava. Ma la sua attenzione non fu per quel gesto di guerra, piuttosto per un fuocherello che aveva acceso. Stava cuocendo delle uova e mio padre non mangiava chissà da quando. Il soldato che aveva delle ceste piene di uova lo sfamò per giorni».

Dalla sua casa di Trastevere, a Roma, Alan David Baumann è un fiume in piena. Vive circondato da migliaia di libri e centinaia di dipinti. Sono dei genitori che dopo la guerra hanno saputo ricostruire le proprie vite. «Mia madre – spiega Alan – ha raccontato la Shoah a colori nelle sue tele». Eva Fischer, più grande di 13 del marito Alberto, nasce nel 1920. Anche lei è ebrea. È amica di Chagall, Picasso, Dauttlì. «Nel 1963 – aggiunge Alan – quando si sposano lo fanno in Campidoglio in bicicletta».

Anche Alberto Baumann, con l’incoscienza dei bambini, quando ritorna a Montecatini entra a far parte dei partigiani. «Mio padre era sveglio– racconta Alan – così fu incaricato di spiare dove i tedeschi sotterravano le mine lungo la ferrovia. Poi lui scavava e le riportava ai partigiani». —

S.P.

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