Gioco
Spediscono via mare 600 chili di hashish dentro 18 fioriere Si rompono: presi
Il carico da tre milioni atteso nel Pistoiese: in due in carcere Scoperti perché il moto delle onde distrugge i vasi sulla nave
Stefano Taglione
livorno. Avevano organizzato tutto durante un viaggio in Spagna. Facendosi spedire, su una nave cargo, 613 chili di hashish divisi in 850 panetti, del valore di tre milioni, in un magazzino di Quarrata (in provincia di Pistoia) intestato a una ditta di compravendita di vasellame. Hanno tentato il colpo grosso, peccato che il mare fosse mosso e che il semirimorchio sul quale viaggiava la droga – nascosta in 18 enormi fioriere – si sia rotto insieme ai vasi. Dai quali ha iniziato a fuoriuscire lo stupefacente, subito notato dagli agenti della polizia che hanno sequestrato il carico e arrestato i due destinatari, entrambi di origine torinese: il 49enne Mauro Scalise (residente a Pistoia) e il 36enne Alberto Monsolini, che prima di finire in manette abitava nel capoluogo piemontese. Entrambi si trovano in cella a Prato (il primo) e a Torino.
L’operazione della Squadra mobile, diretta dal vicequestore aggiunto Giuseppe Lodeserto, e dei colleghi della polmare, guidati dal parigrado Alberigo Martino risale all’11 novembre 2019, quando la nave partita da Valencia arrivò a Livorno, mentre i due presunti trafficanti sono stati fermati pochi giorni dopo, a fine mese. «Le intercettazioni telefoniche hanno fornito un quadro investigativo chiaro – commenta Lodeserto – e abbiamo atteso l’esito del tribunale del riesame per poter fornire il maggior numero di dettagli».
Fondamentale l’apporto dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, con il reparto antifrode guidato da Francesco Rapisarda: «Grazie alle banchi dati – commenta – siamo riusciti a risalire ai destinatari, sviluppando un’attività parallela per capire se la società in questione fosse stata aperta solo per depistarci. Devo ringraziare la Squadra mobile, con la quale c’è stata grande collaborazione: sia il vicequestore aggiunto Lodeserto che Valentina Crispi (in servizio in via Fiume fino al settembre scorso ndr), con la quale abbiamo iniziato l’indagine». «Dopo il sequestro del carico – afferma Lodeserto – i due erano rammaricati per non aver spedito la droga via terra. Abbiamo ragione di credere che non fosse la prima volta che movimentassero la droga dalla Spagna, che da questo punto di vista è un importante crocevia». «L’organizzazione era ben strutturata – aggiunge il commissario Roberto Mignacca della polizia di frontiera marittima – visto che i vasi erano stati modificati con dei doppifondi in cemento con un’intercapedine. Dentro una delle fioriere, inoltre, c’era pure un ricevitore gps».
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Rizzo – la società di Quarrata che avrebbe ricevuto le 18 fioriere sarebbe stata attiva solo a livello figurativo nel settore della compravendita dei vasi. La scelta di Quarrata non può essere casuale, visto che la provincia pistoiese è una capitale vivaistica. Scalise, infatti, «era titolare di una ditta per la compravendita di vasi, che aveva nella sua disponibilità un capannone, dove avrebbe dovuto essere consegnata la fornitura di fioriere», scrive la questura. Anche Monsolini, a Quarrata, aveva un capannone. «In realtà – spiega la polizia – erano chiusi e non operativi. Le ditte erano da considerarsi coperture finalizzate all’importazione di consistenti quantitativi di droga dall’estero».
Un altro aspetto investigativo importante è l’importo della spedizione – 5.000 euro – «che non avrebbe potuto giustificare il viaggio in Spagna subito prima dell’invio» di Scalise e Monsolini. Ora la polizia sta cercando di ricostruire il giro d’affari: dove sia stato prodotta la droga (forse in Marocco, bisogna capire chi vi sia dietro il “marchio” Gorilla con cui erano firmati i panetti) e con chi i due trafficanti hanno trattato per farlo arrivare in Toscana e per smerciarlo. —
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