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Impiantisti alle prese con il nuovo rinvio Si comincia a parlare di cassa integrazione

Carlo Bardini ABETONE
Impiantisti alle prese con il nuovo rinvio Si comincia a parlare di cassa integrazione

Formento (Val di Luce) e Galli (Saf): «Il 15 febbraio è lontanissimo, dobbiamo salvaguardare la stabilità delle aziende»

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. Adesso è il momento di fermarsi e riflettere su cosa fare. Le società impiantistiche di Abetone sono di fronte a scelte importanti per il futuro, soprattutto dei loro dipendenti.

Il nuovo rinvio dell’apertura degli impianti di risalita, causa Covid, al prossimo 15 febbraio, infatti, mette in ginocchio il mondo dell’economia legata allo sci. Loro, gli impiantisti, che finora hanno sempre lavorato per farsi trovare pronti nel momento in cui il Governo avrebbe dato il via libera alla riapertura delle piste, adesso sono sconcertati e vedono seriamente a rischio la stabilità delle loro aziende. Anche perché in questi mesi di inattività i costi ci sono stati eccome. E ha il sapore della beffa che tutto ciò accada in un gennaio che vede Abetone e la Doganaccia immersi nella neve come mai era successo negli ultimi anni.

«La bozza di decreto che è stata ripresa dalle agenzie di stampa – spiega Andrea Formento, presidente nazionale di Federfuni Italia (associazione che riunisce impiantisti a livello nazionale, nda) nonché direttore degli impianti della Val di Luce – e che anch’io ho potuto vedere, rinvia ulteriormente l’apertura degli impianti al 15 febbraio. Siamo sconcertati da queste decisioni, che mettono a forte rischio la tenuta del tessuto economico della nostra montagna, che soffre già per una stagione drammaticamente dura come quella del 2019-20, chiusa in anticipo per la emergenza Covid. Oggi siamo costretti a subire questa nuova restrizione, così come le stazioni alpine che contavano anche loro sull’apertura del 18 gennaio. E tutti gli euro che abbiamo speso fin qui, per farci trovare pronti quando fosse arrivato finalmente il permesso di riaprire? E tutti gli euro spesi dalle nostre aziende per adeguarle alla norme anti-Covid? ». Insomma, la situazione è emergenziale. «Adesso – continua Formento – valuteremo come poter salvaguardare i nostri dipendenti, ma sicuramente dovremmo ricorrere agli ammortizzatori sociali».

L’ulteriore rinvio dell’apertura stagionale al 15 febbraio, poi, secondo Formento è una scelta infelice anche per un altro motivo. «Significa anche – spiega il presidente di Federfuni – perdere l’occasione di promozione turistica rappresentata dai Campionati mondiali di sci alpino che si svolgeranno a Cortina dal 7 al 21 febbraio. Con le montagne d’Italia innevate, sarebbe stata una vera occasione di promozione turistica».

Anche l’abetonese “Società Abetone funivie”, presieduta da Rolando Galli, potrebbe presto ridurre il proprio impegno, in attesa di una schiarita sul futuro.

«Era nell’aria un ulteriore posticipo dell’apertura degli impianti – spiega Rolando Galli – ma non si pensava di dover arrivare al 15 febbraio, sempre che venga confermata questa data. A questo punto dovremo mettere i remi in barca e decidere come muoversi. Purtroppo non possiamo fare niente contro queste decisioni governative. Ora è il momento di prendere delle decisioni ed è per questa ragione che in settimana riuniremo il consiglio di amministrazione per studiare i provvedimenti per mantenere in sicurezza la società, affinché sia forte e sana al momento della riapertura degli impianti. Decisioni che riguarderanno anche i nostri dipendenti».

Insomma, la situazione è drammatica e ci sono forti timori per la tenuta economica delle aziende. Gli addetti ai lavori sperano ancora con forza nell’arrivo dei risarcimenti e nella loro adeguatezza, ma il rischio è che anche queste misure non siano sufficenti. —



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