Il Tirreno

Pistoia

giubileo di san jacopo 

Lettera pastorale del vescovo Tardelli «Tutti pellegrini come San Jacopo»

Fabio Calamati PISTOIA.
Lettera pastorale del vescovo Tardelli «Tutti pellegrini come San Jacopo»

Singoli fedeli, parrocchie e comunità vengono invitate a cogliere l’occasione per approfondire la loro fede

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L’Anno santo dedicato a San Jacopo non dovrà essere solo un appuntamento culturale e turistico, ma anche un’occasione di cambiamento per la Chiesa di Pistoia. Lo sottolinea il vescovo Fausto Tardelli nella lettera pastorale “Anno santo iacobeo-La proposta di un cammino” diffusa in questi giorni.

Il documento contiene anche il decreto della Penitenzieria apostolica che concede a Pistoia di celebrare il 2021 come Anno santo esattamente come avviene a Santiago de Compostela, la lettera di indizione firmata da monsignor Tardelli e le sue disposizioni specifiche per l’Anno santo. Ma c’è soprattutto la lettera pastorale, circa trenta pagine per sottolineare come, sulle orme dell’apostolo San Giacomo (Jacopo per i toscani), missionario della prima comunità cattolica, ciascun fedele è chiamato ad un cammino di conversione e di riscoperta. Un messaggio che arriva da lontano (il legame tra la città e San Giacomo risale al 1145, quando il vescovo Atto portò da Santiago una reliquia del santo) e che deve fare i conti con le condizioni specialissime che tutti stiamo vivendo, la pandemia da Covid-19.

Se l’emergenza sanitaria impone limitazioni ai pellegrinaggi, l’Anno santo resta un’occasione di conversione per tutti. Anzi, afferma il vescovo Tardelli, da questo tempo «siamo spinti a guardare alle sorti del mondo e al futuro che vorremmo. Tutto questo ci costringe ad entrare più in profondità nelle cose, a guardare dentro noi stessi, a ripensare a tutta la nostra vita. E forse è proprio qui che sta il senso di un anno santo. Questo può essere davvero un tempo di ripensamento interiore; un tempo cioè di conversione; per riporsi le domande di fondo sulla vita».

Un tempo di conversione e rinnovamento che vuole incidere nel cammino della Chiesa pistoiese: «Vedo sempre più urgente ritrovare una fede viva, sentita, personale, gioiosa e missionaria – scrive il vescovo –. È necessario rivitalizzare le comunità parrocchiali perché siano meno burocratiche e più calde di fraternità e di corresponsabilità; perché ci siano più spazi di familiarità aperta all’accoglienza fraterna». Il vescovo chiede inoltre «una maggiore attenzione ai problemi del territorio, al mondo del lavoro, della cultura, dei giovani, al mondo del disagio e della sofferenza».

Il vescovo poi continua nel suggerire un cammino personale e di riflessione che si snoda in sette tappe. «Il “cammino” che propongo si può compiere anche in famiglia o nel chiuso della propria camera – afferma - ogni tappa può collegarsi ad un luogo sacro diverso oppure muoversi per le strade di Pistoia, seguendo un percorso che va da una chiesa all’altra per concludersi in Cattedrale davanti all’altare di San Giacomo. Un cammino interiore che, alla scuola dell’apostolo Jacopo ci faccia “pregare, ripensare e continuare ad amare”». —



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