Il dolore
Caporalato, imprenditrice finisce a processo
È accusata di aver sfruttato quattro operai clandestini facendoli lavorare al nero nella propria azienda di cappotti
Massimo Donati
quarrata. Solo uno di loro aveva un contratto. Gli altri quattro operai, tutti clandestini, lavoravano al nero e venivano pagati in contanti in base al numero di cappotti che riuscivano a cucire e stirare in un mese. In quei lunghissimi turni ai macchinari spezzati solo dalla pausa pranzo, in cui, seduti ad un grande tavolo sistemato nel capannone, mangiavano ciò che la titolare dell’azienda cucinava sui fornelli lì a fianco. Con l’accusa di caporalato, Dongmei Bu, 52 anni, originaria della Cina e residente a Pescia, era stata arrestata dai carabinieri della Stazione di Quarrata nel pomeriggio del 6 novembre 2019. L’altra mattina, per la donna, titolare della ditta “Bandiera rossa”, adesso chiusa, è arrivato il rinvio a giudizio da parte del gup del tribunale di Pistoia per il reato introdotto dall’articolo 603 bis del codice penale, che punisce non solo chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, ma anche chi la utilizza, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.
Nel pomeriggio del 6 novembre di due anni fa, tre carabinieri di Quarrata in borghese erano entrati all’interno del capannone di via Larga, a Quarrata, dopo che nei giorni precedenti era arrivata una segnalazione su un probabile impiego in quell’azienda di operai clandestini. E quando avevano avuto la certezza che c’erano dei cittadini di origine cinese che stavano lavorando a stiratrici e macchine da cucire, avevano dato il segnale convenuto ai colleghi in divisa che aspettavano nelle vicinanze, assieme ai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, alla polizia municipale di Quarrata e al personale dell’Asl.
Quattro, come accennato, i cittadini di nazionalità cinese, tra l’altro risultati tutti irregolari sul territorio nazionale, che erano intenti a cucire e confezionare cappotti da donna senza alcun contratto di lavoro e in violazione delle normative sugli orari e sul periodo di riposo, nonché delle disposizioni in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro. Tutto l’immobile, quindi, i macchinari presenti e 460 capi d’abbigliamento già confezionati erano stati messi sotto sequestro, mentre la titolare era stata arrestata. Alla cinquantaduenne erano state inoltre comminate sanzioni amministrative per un importo totale di 24mila euro. —
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