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Pistoia

Per Natale le visite ai malati in ospedale «Vederli di persona è una grande gioia»

Martina Trivigno PISTOIA
Per Natale le visite ai malati in ospedale «Vederli di persona è una grande gioia»

Terminano oggi i giorni concessi per gli incontri, anche nei reparti Covid. Celesti: «Obiettivo, ridare fiducia e speranza»

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Quell’incontro che vale una vita. E che assume ancora più valore proprio perché non ci si sperava più. Invece all’ospedale San Jacopo di Pistoia è stato possibile: alcuni familiari hanno potuto incontrare, in occasione del Natale, i pazienti ricoverati. Uno alla volta, da giovedì 24 fino a oggi.

I familiari ammessi ai colloqui camminano avanti e indietro all’ingresso dell’ospedale, aspettando che qualcuno arrivi a chiamarli. La mascherina, che copre gran parte dei volti, non riesce a nascondere l’emozione. Poi la porta d’ingresso si apre.

È la vigilia di Natale: Marco Pini, di Prato, entra. Un’operatrice lo accoglie. Finalmente potrà rivedere un suo parente ricoverato, dopo due mesi e mezzo. Questo è il regalo di Natale più bello.

La dottoressa Lucilla Di Renzo, direttrice sanitaria del San Jacopo, e Anna Maria Celesti, presidente della Società della salute pistoiese, hanno creduto fin dall’inizio in questo progetto, che si chiama “Incontriamoci. Un abbraccio di sguardi” e consiste nella possibilità di far incontrare ad alcuni pazienti dell’ospedale – sia che siano ricoverati per Covid che per altre patologie – i loro familiari. A consentirlo è una recentissima delibera della Regione, e il San Jacopo è stato tra i primi a recepirla. Nel primo giorno di apertura alle visite, anche loro hanno voluto essere presenti.

«La permanenza in ospedale è pesante, nonostante tutte le attenzioni di medici, infermieri e operatori sociosanitari – spiega la direttrice dell’ospedale pistoiese – così abbiamo pensato di fare un regalo ai pazienti. A tutti, senza distinzione, in questi quattro giorni di festività: dal 24 fino a domenica 27».

E, come spiega la dottoressa Di Renzo, ci saranno modalità d’accesso ai reparti diverse a seconda che l’area ospiti o meno pazienti Covid. «La sicurezza è al primo posto in tutti e due i casi – sottolinea – ai familiari che accederanno nei reparti Covid sarà concessa un’ora di tempo per ognuno, dal momento dell’accoglienza fino alla svestizione. Con il familiare, però, non potranno restare più di una quindicina di minuti».

Marco Pini ora è pronto per entrare, l’operatrice lo accompagna per la vestizione: dovrà indossare tutti i dispositivi di sicurezza. «Non vedo il mio familiare – spiega – da due mesi e mezzo. Lui sta combattendo contro il Covid. Sono emozionato: in questi mesi ci siamo sempre parlati attraverso un tablet. Vederlo di persona è una gioia immensa: non vedo l’ora, anche se saranno soltanto 15 minuti».

«Tutto questo – conclude Anna Maria Celesti – significa aver compreso il significato dell’umanizzazione delle cure. Che vuol dire prendersi carico della persona sotto tutti gli aspetti: quello sanitario, ma anche psicologico. Il progetto “Incontriamoci” va proprio in questa direzione: dare fiducia e speranza. Per far comprendere che la luce in fondo al tunnel ci può essere per tutti». –



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