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Breschi: «Il Covid ha svelato la fragilità della nostra sanità»
Carla Breschi è dottoressa in ematologia, è stata direttrice della divisione di Ematologia clinica ed Oncoematologia degli ospedali di Pistoia e Pescia, prima di andare in pensione. Da anni denuncia, anche come consigliere comunale da ormai due legislature, i tagli alla sanità, e la chiusura degli ospedali territoriali. Spesso una voce fuori dal coro. Eletta nelle liste Pd, oggi è un consigliere comunale indipendente.
Dottoressa, qual è la situazione della sanità in Toscana con l'emergenza Covid?
«Negli anni si è compromesso l'assistenza ospedaliera con continui tagli e si è distrutto la sanità sul territorio. Siamo riusciti a gestire la prima emergenza ma era necessario non fermarsi durante l'estate. Non avendo fatto un indagine epidemiologica approfondita non basta aumentare i posti letto. Il Covid ha messo a nudo tutta la fragilità della sanità italiana».
Lei per prima aveva chiesto di studiare la comunità cinese di Prato e la loro situazione sanitaria.
«A marzo in Cina il contagio era massimo ma la comunità cinese stava meglio di noi. È pacifico che il virus circolasse in Italia già dal 2019. Ricordo che i miei colleghi di Prato mi dicevano di influenze e polmoniti strane che aveva colpito quella comunità già da settembre 2019, ma erano pochi i cittadini cinesi ricoverati per Covid. Possibile che avessero già degli anticorpi? Mesi fa ho proposto di andare a studiare quella comunità. Una proposta caduta nel vuoto sino a novembre, quando la Regione ha avuto la mia stessa idea. Meglio tardi che mai».
Con il Covid le altre malattie sono inevitabilmente passate in secondo piano. Come i malati oncologici, per dire dei più a rischio, ma non solo. Come siamo messi per curare le altre patologie?
«Al San Jacopo le sale operatorie sono state adattate per degenze Covid. Le operazione urgenti, anche quelle oncologiche, sono state smistate sul territorio: Pescia, Prato, Firenze, ma tante sono state rimandate, bloccate. Gli ambulatori per le chemioterapie lavorano anche se sono strapieni. Diversi operatori sanitari sono risultati positivi, quindi messi a casa, e chi resta è sovraccarico di lavoro. L'ospedale è per il Covid, le altre patologie sono state radunate in un unico reparto, il setting A. Sono anni che ripetiamo che mancano medici e infermieri, oltre che letti. Al San Jacopo mancano dieci anestetisti, se arriveranno i tre promessi. Il clima non è dei migliori ma reggono botta, come si dice».
Sta per iniziare la distribuzione del vaccino, anzi dei vaccini. Sono la soluzione per sconfiggere il coronavirus?
«Penso che solo con la vaccinazione si possa superare questa emergenza, però ho le mie remore su un vaccino trovato, e provato, in così breve tempo». —
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