La protesta
Embolia non diagnosticata slitta ancora l’udienza per la morte di Cristiana
Massimo Donati
PISTOIA. Probabilmente pubblica accusa e difesa cercheranno di arrivare ad un nuovo accordo sull’entità della pena da patteggiare. Sarebbe questo il motivo alla base del nuovo rinvio dell’udienza preliminare che, in tribunale, vede sul banco degli imputati Gian Piero Giannetti, 56 anni, il medico radiologo accusato di omicidio per la tragica fine di Cristiana Capecchi, la giovane colpita da un’embolia polmonare e morta nella serata del 24 febbraio dello scorso anno, stroncata dalla crisi respiratoria che l’aveva colpita dopo che, nell’arco dei dieci giorni precedenti, era stata per tre volte visitata al pronto soccorso di Pistoia e sempre rimandata a casa con una diagnosi di pleuropolmonite.
Ieri mattina, il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Gaspari avrebbe dovuto decidere se accogliere o meno la proposta di patteggiamento ad un anno di reclusione avanzata nelle precedente udienza dall’avvocato difensore Elena Mucci, con il consenso del pm Giuseppe Grieco, titolare dell’inchiesta. Un accordo probabilmente non completamente definito proprio sull’entità della pena. Se ne riparlerà quindi il 16 febbraio.
Secondo la procura, sarebbe stato un errore da parte del medico radiologo a causare la morte della 28enne impiegata pistoiese Cristiana Capecchi: non aveva diagnosticato l’embolia polmonare in atto, non vedendone i segni nell’angiotac da lui eseguita il 14 febbraio 2019, su richiesta della collega di turno al pronto soccorso, che ipotizzava, appunto, la presenza di tale patologia.
Secondo la consulente tecnica del pubblico ministero, la responsabilità sarebbe unicamente del radiologo. Non solo per aver escluso erroneamente la presenza di segni di embolia polmonare (risultati poi visibili in sede di perizia, durante l’esame delle immagini computerizzate), ma anche per aver eseguito in modo non corretto l’esame: iniettando una quantità eccessiva di liquido di contrasto e decidendo, di fronte ad un risultato non ottimale, di non ripeterlo. Fatto sta che era stato in seguito alla sua diagnosi errata che sia la collega di turno quella sera che il collega che lo era il 18 febbraio successivo avevano stilato una diagnosi di pleuropolmonite, prescrivendo, come da protocollo, una terapia a base di antibiotici e cortisone. —
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