Il Tirreno

Pistoia

torna la zona gialla 

Tanti ristoranti dicono no alla riapertura ai clienti: troppi i costi e i rischi

Carlo Bardini

Secondo i gestori quattro giorni sono pochi per ammortizzare le spese, rifornire la dispensa e richiamare il personale messo in cassa integrazione

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Carlo Bardini

San Marcello. Quattro giorni di zona gialla? Non tutti hanno ritenuto che fosse una buona opportunità. Anche fra i ristoratori, molti dei quali hanno scelto di non aprire e andare avanti solo con l’asporto. Dopo giorni di attesa per capire cosa sarebbe stato consentito durante le festività natalizie, la decisione del governo è arrivata nella tarda serata di venerdì: secondo alcuni, troppo a ridosso per organizzarsi, troppi i rischi.

«Abbiamo fatto questa scelta – spiega Silvia Vignozzi, che, con la sua collega Marina Venturi, gestisce il ristorante-pizzeria “Il Cielo” di Campo Tizzoro – perché secondo noi non conveniva aprire anche a pranzo, nonostante si sia in zona gialla. Inoltre fino all’ultimo non sapevamo niente di sicuro e solo venerdì sera, magari troppo a ridosso, è uscito il decreto. I ristornati non sono un negozio di scarpe che basta rialzare la saracinesca. Abbiamo bisogno di organizzare la cucina, di fare provviste, di gestire il personale. Troppe incognite. E quindi abbiamo scelto di proseguire solo con l’asporto, tanto più che i nostri clienti stanno rispondendo in maniera soddisfacente: e per questo li vogliamo ringraziare».

Anche dal ristorante “Il Mammolo” di San Marcello arriva la stessa risposta.

«Venerdì sera alle 22 – spiega Moira Nesti – abbiamo avuto la risposta su quando potevamo aprire e su come comportarci. Sinceramente non lo trovo normale e non è giusto che la nostra categoria venga trattata in questo modo. Un ristorante, almeno come il nostro, ha bisogno di organizzarsi per poter aprire al pubblico. Tratta ingredienti deperibili e non si può rischiare di perdere ulteriori soldi in un periodo già complesso come questo. Inoltre ho il personale in cassa integrazione e farlo tornare al lavoro per 3-4 pranzi non era fattibile. Abbiamo quindi deciso di proseguire con l’asporto cercando di accontentare la nostra clientela come abbiamo fatto in questo periodo».

Anche a Cutigliano “Nonno Cianco” ha scelto di rimanere chiuso e di proseguire con la sola attività dell’asporto.

«Rimaniamo chiusi – spiega Andrea Alisi – perché per questi pochi giorni di apertura i costi per rimettere in moto tutta la struttura sarebbero stati troppo onerosi. Magari, se fossimo stati in zona gialla la scorsa settimana, come avevamo sentito dire, allora avremmo riaperto, perché ammortizzare certe spese in una decina di giorni sarebbe stata un’altra cosa. Ma questi sono davvero troppo pochi. Continuiamo l’asporto, quello sì, perché siamo soddisfatti per come hanno risposto i clienti». —

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