Gioco
Per Natale all'ospedale di Pistoia via libera agli incontri tra i malati e i loro familiari
Il San Jacopo si è organizzato per accogliere la proposta di Anna Maria Celesti: visite brevi e in sicurezza saranno possibili anche all’interno dei reparti Covid
Pistoia. Poter incontrare e abbracciare i propri familiari dopo giorni e giorni di incomunicabilità è senz’altro il più bel regalo che può ricevere chi è costretto in questi giorni in un letto d’ospedale a causa del Covid. E proprio questo vogliono donare gli operatori dell'ospedale San Jacopo di Pistoia ai ricoverati e ai loro familiari per Natale. Nei giorni 24, 25, 26 e 27 dicembre sguardi e abbracci si potranno, infatti, concretizzare nelle stanze di degenza. La proposta di un progetto si è fatta, dunque realtà: era stata la presidente della Società della Salute, la dottoressa Anna Maria Celesti ad avanzarla e la direzione generale ha subito risposto positivamente.
Ora il progetto è pronto: frutto di un gruppo di lavoro appositamente istituito al San Jacopo che ha organizzato gli incontri tenendo conto soprattutto della sicurezza. Il progetto prevede anche il coinvolgimento diretto degli psicologi dell’ospedale, che forniranno l’eventuale supporto psicologico al paziente ed ai familiari, nel caso fosse necessario.
«Quando mi è stato comunicato che il progetto sarebbe stato realizzato – ha dichiarato Celesti – ho provato una profonda emozione immaginandomi le reazioni che avranno i pazienti e i loro familiari. È questo, davvero, il regalo più grande e importante nel giorno di Natale e ringrazio pubblicamente, a nome di tutta la comunità e personalmente, la dottoressa Lucilla Di Renzo, direttrice sanitaria dell’ospedale, e tutto il personale del San Jacopo per il loro continuo impegno e il notevole spirito di abnegazione e per aver assecondato l'importanza della cura nella sua interezza: anche le carezze e gli abbracci contribuiscono al processo di guarigione».
Nel caso dell’accesso ai reparti Covid, i familiari, appositamente informati, accolti ed accompagnati dal personale sanitario, potranno entrare in ospedale e raggiungere la stanza di degenza del proprio congiunto e restarvi fino a 15 minuti. Gli ingressi, nei giorni scelti, avverranno sempre nel pomeriggio (dalle 14 alle 19) e saranno uno ogni ora (per gestire le fasi di vestizione e svestizione in totale sicurezza).
Il progetto, negli stessi giorni, verrà esteso anche ai reparti di cure intermedie del Ceppo e dell'ospedale Pacini di San Marcello, dove sono ricoverati anche pazienti con il coronavirus.
«L’impedimento dell’accesso dei familiari alle strutture sanitarie – sottolinea la dottoressa Lucilla Di Renzo – ha drammaticamente condizionato la comunicazione con il mondo esterno. Il periodo della pandemia ci ha abituati purtroppo a gestire la malattia in una situazione di solitudine “angosciante” che sta creando delle ferite profonde sia nei pazienti che negli operatori e con questa iniziativa cercheremo di recuperare questo gap. In ospedale è meno facile creare una stanza degli abbracci, per la tipologia dei pazienti e per le caratteristiche ambientali, ma abbiamo voluto creare comunque dei momenti di contatto con i familiari».
"Ringraziamo il nostro personale infermieristico – hanno aggiunto i dirigenti Monica Chiti e Paolo Cellini – per questa ulteriore disponibilità: tutti hanno subito condiviso con entusiasmo e sensibilità il progetto, che rappresenta per il nostro ospedale un'importante esperienza di umanizzazione delle cure. Dopo tanti mesi di isolamento questa iniziativa avrà senz'altro ricadute positive anche per il nostro personale». —
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