Gioco
«Accoglienza, Europa, radici i valori dell’Anno giubilare»
Monsignor Fausto Tardelli: «Siamo invitati a ripensare le nostre vite, concentrandoci sull’essenziale. In tempi di Covid un’occasione importante»
PISTOIA. Riscoprire le proprie radici e la propria storia va bene. Ma cosa può significare, per i pistoiesi di oggi, un appuntamento come l’Anno iacobeo? «Sicuramente l’invito a ripensare la nostra vita, a distinguere le cose essenziali da quelle superflue, e a ripartire dalle prime» afferma il vescovo Fausto Tardelli. «Sull’esempio di un apostolo come Giacomo il Maggiore, che per predicare il Vangelo si fece pellegrino e alla fine sacrificò la sua stessa vita. Naturalmente tutto questo ha un significato preciso per i credenti, ma anche per tutti gli altri l’appuntamento può avere un significato importante. Soprattutto venendo da questo periodo di pandemia, forse un momento così è quello che ci vuole».
Monsignor Tardelli evoca poi un altro tema, quello dell’Europa. «L’Anno iacobeo porterà qui pellegrini da tutto il continente, attraverso i cammini di cui Pistoia è crocevia. Poi c’è il rapporto forte con la Spagna e con Santiago. Insomma, siamo tutti viandanti e dobbiamo darci una mano, come gli Stati alle prese con l’epidemia stanno cercando di fare». Il sindaco Tomasi riprende il concetto. «È un modo di costruire l’Europa alternativo a quello dei mercati e forse migliore. Certo, per la città sarà una sfida accogliere i pellegrini. Che non sono turisti qualunque: chi si mette in cammino lo fa spesso con un bagaglio di dolore e sofferenze. E queste loro esperienze non potranno non lasciare un segno in città».
A proposito di significati, Tomasi evoca poi la necessità di conoscere le proprie radici storiche. E magari, attraverso quelle, «provare a dare un segnale di rilancio per la città, proprio come le reliquie portate qui da Sant’Atto fecero grande Pistoia nel Medioevo». —
F.C.
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