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«Ora la tassa di soggiorno va sospesa»
pistoia. Il tracollo c’era da aspettarselo. Ma i numeri relativi ai primi nove mesi dell’anno sugli arrivi turistici in provincia rimangono impressionanti. Tra gennaio e settembre di quest’anno sono stati quasi 570mila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con una flessione netta del 76,2%. Nessuno dei venti comuni pistoiesi si salva da quella che appare come una vera e propria ecatombe per un settore che – specie per alcune aree – è trainante. Montecatini, certo. Ma anche la montagna e Pistoia, che grazie alla nomina nel 2017 di “Capitale italiana della cultura” aveva investito molto sull’accoglienza.
Il confronto tra i primi tre trimestri del 2020 e lo stesso periodo del 2019 è impietoso. Gli arrivi, cioè il numero effettivo di persone ospitate nelle strutture ricettive della provincia, sono passati da 746.493 a 177.688. Un crollo verticale che ha interessato, come è ovvio, in prima battuta gli stranieri. Marzo e aprile – anche questa un’ovvietà alla luce del lockdown generalizzato di quel periodo – sono stati i mesi peggiori. Mentre una leggera ripresa si è avuta, principalmente legata ai flussi nazionali, tra giugno e agosto. Il trend, seppure pesantemente negativo, è molto diversificato a seconda delle tipologie di turismo dei territori.
La battuta d’arresto più evidente è stata quella di Montecatini. La città termale, primo comune della provincia per accoglienza, ha visto flettere gli arrivi di oltre l’85%. Da più di mezzo milione di visitatori tra gennaio e settembre del 2019 è passata a poco più di 76mila quest’anno. Uno scenario apocalittico per tutti gli operatori del comparto e per l’economia del territorio.
Il principale comune della Valdinievole, infatti, è passato in solo un anno da pesare quasi il 70% sul complesso della ricezione turistica in provincia a poco più del 40%. Peggio di Montecatini ha fatto solo Pieve a Nievole, che ha perso l’86,5% degli arrivi, ma che ha un peso nettamente minore con i suoi 2.328 visitatori accolti nei primi nove mesi dello scorso anno. Visitatori poi calati a 313 nel 2020.
La montagna, invece, ha accusato un colpo minore. Il turismo nazionale e regionale, che si è sviluppato nei mesi estivi, ha infatti giocato un ruolo cruciale nel far recuperare una parte del terreno perso in primavera. I numeri peggiori si registrano a Serravalle (-57%) e a San Marcello Piteglio (-52,3%). In questi due comuni sono andati in fumo nel confronto tra i due anni oltre 17mila arrivi. Un po’ meglio è andata ad Abetone Cutigliano, dove la flessione è stata del 38,7%. Se nei primi due territori nei mesi estivi di quest’anno si è registrata una perdita rispetto all’estate 2019, nell’ultimo c’è stato un incremento di oltre trenta punti percentuale sia ad agosto che a settembre rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso.
A Pistoia la perdita si è attestata sul 56,5%. A fronte dei quasi 57.600 arrivi totalizzati nei primi nove mesi del 2019, si è passati un anno dopo a poco più di 25mila. L’emorragia è stata dunque di oltre 22mila visitatori con un calo che ha interessato praticamente tutti i mesi da marzo a settembre. Nel resto dei comuni le flessioni sono state superiori alla media provinciale a Monsummano e a Pescia: oltre 9mila in meno gli arrivi nel primo e addirittura più di 16mila nel secondo. Perdite più contenute a Chiesina Uzzanese e Lamporecchio, due comuni che nel 2019 avevano attratto circa ventimila visitatori.
Il comune meno colpito è Marliana, che ha visto flettere del 19,9% i pur limitati arrivi. –
Marco Pagli
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