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l’iniziativa 

«Pronto, Stazione spaziale? Qui scuola Frank-Carradori»

elisa pacini
«Pronto, Stazione spaziale? Qui scuola Frank-Carradori»

Per 10 minuti gli studenti di due classi hanno potuto parlare con un astronauta in orbita attorno alla Terra. Progetto preparato da mesi. E alla fine l’applauso

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PISTOIA

«Se segui la tua stella non puoi fallire a glorioso porto», dice il Divin Poeta in alcuni versi dell’Inferno. E i ragazzi della 3°D e della 3° E della media “Frank- Carradori”, al «glorioso porto» di una «chiacchierata» in diretta con lo spazio ci sono arrivati. Nonostante una pandemia mondiale che li ha costretti alla didattica a distanza (Dad) proprio nella parte finale del progetto “ARISS- School Contact”, portato avanti dall’inizio dell’anno scolastico e concluso ieri mattina con il momento più atteso: l’intervista all’astronauta statunitense Victor Glover che parlava da lla stazione spaziale internazionale (Iss) in orbita.

Venti domande a raffica poste dai ragazzi collegati con la scuola e con lo spazio dalle proprie case tramite la piattaforma Microsoft Teams, in 10 minuti. Quelli concessi dal segnale, grazie al sostegno di Ariss, l'organizzazione internazionale di radioamatori che ha permesso il collegamento tra terra e cielo.

Dieci minuti spaziali, nel vero senso della parola. E giustamente nell’aula magna della sede storica della scuola media “Frank- Carradori” il clima era quello delle grandi occasioni già intorno alle 12,40. Quando i ragazzi di 1°E, come tutte le “matricole” delle medie inferiori, unici a far lezione in presenza anche in zona rossa, si siedono distanziati davanti al maxischermo piazzato per il collegamento e seguono lo spostamento della navicella spaziale che a quell'ora è più o meno sopra l'America Latina e si dirige verso est. In "perfetto orario" per l'appuntamento con gli studenti pistoiesi.

Anche se il progetto promosso dai professori di scienze, Renato Gaivisso e Beatrice Terreri, è portato avanti dalle classi terze, anche i piccoli hanno una parte nella “divina commedia”: ad ogni minimo tentennamento del collegamento digitale dei ragazzi a distanza, saranno loro a sostituirli come intervistatori degli astronauti.

Non ce ne sarà bisogno visto che alle 13,25, Victor Glover alla sua prima missione spaziale e – come dirà ai ragazzi – alla prima esperienza di collegamento in diretta con una scuola, risponde alla domanda di Dorotea con un rassicurante «I’m ready» (cioè «Sono pronto»). I sorrisi sulle facce dei professori, la soddisfazione della preside Margherita De Dominicis e la preparazione degli studenti fa il resto: il collegamento tra Pistoia Ovest e lo spazio è perfetto. Samuele, Lidia, Ilaria, Noemi, Giulio e tutti gli altri tempestano Victor di domande. «Come si dorme nello spazio?», «Che temperatura c’è a bordo?», «Come si mangia?», «Come si allena un astronauta?». Un'esperienza incredibile, concentrata in 10'. E quando alle 13,35 il segnale cade, l'applauso è spontaneo.

Le domande e risposte tutte in inglese, chiameranno in causa ancora i docenti di lingua (Emilia Passarelli e Ilaria Giovacchini) che come tutti gli altri hanno contribuito ad un percorso davvero multidisciplinare. Nell’aula magna troneggiano i plastici sulle “pareti dell’universo” realizzati dai ragazzi con il professore di Arte, Marco Fontani.

La chicca è una riproduzione in modellino della Stazione Spaziale Internazionale, grande nella realtà come un campo di calcio e pesante circa 400 tonnellate. Ma ci sono anche i cartelloni con gli approfondimenti di educazione tecnica fatti col professore Giuseppe Consoli e quelli con le citazioni letterarie sullo spazio studiate con le prof di lettere Eloisa Pierucci, Serena Manfrida, Monia Salvadori.

«Avevo fatto quest’esperienza in una scuola di Basilea nel 2012 - dice il professor Gaivisso, riconosciuto padre dell'iniziativa - ogni anno faccio la domanda ma non è facile essere selezionati. Ci siamo riusciti nel 2017 e da allora ci lavoriamo».

«I ragazzi in Dad aspettavano da tempo questo momento - commenta la preside De Dominicis - avrebbero voluto essere qui. Ma il futuro è anche quello a cui abbiamo assistito oggi. Quando io andavo a scuola non sarebbe stato possibile fare quest’esperienza in collegamento. La scuola dimostra di essere tradizione ed innovazione insieme». —



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