Gioco
La maturità in tempi di Covid rischia di essere un’incognita
I dirigenti scolastici si augurano che prima o poi tornino le lezioni in presenza che rappresentano uno stimolo maggiore alla conoscenza
PISTOIA
In tempi di pandemia, le scuole superiori svolgono lezioni digitali al 100%. Eccezion fatta per le attività che necessitano dell’uso dei laboratori e per quelle che garantiscono l’inclusione di allievi con disabilità.
«Didattica a distanza e didattica digitale – riferisce Antonello Giannelli dell’Associazione Nazionale Presidi – hanno esigenze logistiche e sociali diverse. È la scuola che decide in base alla sua utenza. Non in base a imposizioni rigide».
A che punto sono i licei di Pistoia con la tanto contestata dad? Come affronteranno gli esami di maturità?
Il professore Paolo Biagioli del Liceo Scientifico: «I laboratori nella nostra scuola hanno una rilevanza notevole. Un limite della didattica a distanza è proprio non riuscire a svolgere le materie pratiche. Noi facciamo una didattica digitale seria e approfondita. Abbiamo in previsione anche molte attività di tutoraggio, finalizzate alle classi quinte. Non soltanto, abbiamo una particolare attenzione anche per le prime. Certo che il contatto crea empatia e di conseguenza la voglia, l’interesse, lo stimolo maggiore a un approfondimento, alla conoscenza, all’imparare. Mi auguro che, prima o poi, si rientri a scuola a fare quello che abbiamo fatto fino al 27 ottobre. Riguardo all’esame di maturità, al momento mi preoccuperei il giusto, tuttavia auguro ai ragazzi di farlo con la formula classica».
Elisabetta Pastacaldi, dirigente del Liceo Artistico, ammette delle difficoltà: «Problematiche incontrare? Organizzare gli orari; far frequentare i ragazzi in presenza e in sicurezza; combinare la dad con la presenza. È logico che in un liceo artistico con progettazione e laboratori i ragazzi delle quinte dovranno affrontare un esame che sarà un’incognita. Io sono per la presenza assoluta a scuola e spero che si torni quanto prima alla normalità. C’è tanta paura anche tra gli stessi docenti, chi ha i figli piccoli, chi ha i genitori anziani. Mah, speriamo bene». –
A. E.
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