Sicurezza
«La Dad? Alienanti cinque ore al video»
Gli studenti alle prese con la didattica a distanza tra difficoltà e paure, con il pensiero rivolto a come sarà l’esame di Stato
pistoia
Secondo i dirigenti scolastici, il digitale ancora arranca. La rete è claudicante e, se i dispositivi ci sono per tutti, la formazione non è sufficiente. Non la vogliamo raccontare migliore, piuttosto così com’è, quindi lo abbiamo chiesto a tre studenti della 5ª B, Liceo Classico statale Niccolò Forteguerri di Pistoia, che da settembre scorso hanno seguito soltanto un mese di lezioni in presenza, il resto in digitale.
La dad (didattica a distanza) ha stravolto la routine scolastica, partendo dal modo di fare l’appello: «A seconda dei professori, alcuni richiedono di accendere la videocamera, altri solo il microfono – racconta Giacomo Berti – Per non sovraccaricare la rete, l’alunno nominato accende il microfono per dire presente».
Fortunatamente nella classe di Berti, i ragazzi sono 17, perciò i professori riescono a gestire una sola “classe virtuale”: «Le lezioni sono di 45 minuti, con 15 minuti di stacco tra una lezione e l’altra, da lunedì al sabato, dalle ore 8, 10 alle ore 13 circa».
A parte questo, alle volte ci sono alcuni problemi di connessione «poco prevedibili», riferisce Maria Cristina Capaccioli. «Le interrogazioni avvengono accendendo la telecamera ed esponendo l’argomento preparato; i professori prediligono un approfondimento del tema trattato, con l’opportunità di poter parlare in maniera libera. Alcuni docenti stanno sperimentando il tipo di modalità di verifica scritta istantanea, in virtù della preparazione all’esame di maturità».
«Ci sono dei limiti nella Dad – incalza Samuel Sensi – gli stessi professori non hanno linee guida dal Ministero e l’esame di Stato sembra un miraggio. Purtroppo quando la connessione fa i capricci dobbiamo spegnere le telecamere. Una spiegazione in 45 minuti dipende da come vengono vissuti, in un certo senso l’ora è più asciutta, alle volte rubano del tempo i disturbi della rete. Salta la linea a noi, oppure ai professori, non sentiamo e quindi i docenti sono costretti a ripetere».
Su un punto sono tutti d’accordo: i contro della Dad. Giacomo Berti: «Dal punto di vista educativo, in presenza, i professori, oltre all’aspetto contenutistico della materia, sono inclini al confronto. Inoltre, è alienante stare 5 o 6 ore davanti al pc, anche se vi sono piccole pause. Manca lo scambio con i compagni di classe».
Maria Cristina: «Tutta la sfera umana di relazioni, empatia è annullata. Gli stessi docenti non hanno una “percezione visiva” di quello che abbiamo recepito. Sta a noi essere consapevoli e coscienti di quello che effettivamente ci è arrivato. Le ore non sono piene e il programma deve essere tagliato, di conseguenza i professori non si possono permettere di divagare e di spaziare, di conseguenza sono più sintetici e lineari. Questo però si ripercuote sulla preparazione dell’interdisciplinarità dell’esame di maturità. Mi aspetto che ai piani alti, si gestisca il tutto tenendo conto di ciò. Non passi il concetto di normalità perché non è così. Come faremo a simulare le seconde prove? ».
Samuel Sensi: «Per me diventa complesso mantenere l’attenzione a causa delle problematiche di rete. Inoltre, ci manca l’interrogazione in presenza, uno stimolo che ci permetteva di preparare nel dettaglio la materia. Cosa mi aspetto dall’esame di maturità? Ne abbiamo parlato anche con i professori che sono abbastanza preoccupati e sarebbe giusto avere chiarezza da parte del Ministero per quelle che saranno le linee guida. A questo punto auspichiamo che sia un esame tipo quello dello scorso anno. Siamo terrorizzati dall’affrontare le prove di traduzione senza aver i mezzi per allenarci nella simulazione. Sarebbe un torto grande per un liceo classico». –
Annalisa Ercolini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google