Il Tirreno

Pistoia

l’inchiesta 

Una ciocca di capelli fra le prove in mano agli inquirenti

Un nuovo fascicolo sull’omicidio Bonacchi era stato aperto già in estate ma è stato poi bloccato dall’emergenza Covid. Ad ora il procedimento è contro ignoti

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A differenza di ciò che era accaduto in passato, questa volta si tratta di un fascicolo contro ignoti: nessun indagato al momento per l’omicidio di Romana Bonacchi. E probabilmente nessuna nuova prova, nessuna “pistola fumante”. Quel che è certo è che gli investigatori dei carabinieri, che sono tornati ad indagare dopo anni su questo “cold case”, hanno oggi in mano un’arma in più: gli allora impensabili passi avanti compiuti dalla scienza, dalla tecnologia forense. Prime fra tutte, le nuove tecniche a disposizione per l’esame del Dna, che hanno reso un tesoro di informazioni ciò che prima era considerato solo un reperto come tanti trovato sulla scena del crimine.

Una scena del crimine che la mattina del 10 febbraio di 24 anni fa fu oltretutto ampiamente compromessa dai soccorritori che si precipitarono nella villetta non immaginando di trovarsi davanti ad un delitto, arrivando addirittura a tagliare i vestiti di Romana Bonacchi e a lavarle le ferite nel tentativo di capire cosa le fosse accaduto.

Nonostante questo, elementi preziosi vennero ugualmente fuori durante l'autopsia, che escluse segni di colluttazione e svelò la donna venne colpita con una bottigliata in testa prima di essere trucidata con 27 coltellate inferte con furia omicida, due delle quali mortali, una alla carotide e una ad un polmone. Ma, soprattutto, stretta tra le dita della vittima, il medico legale trovò una ciocca di capelli. E proprio quei capelli, grazie alle nuove tecnologie, potrebbero portare i carabinieri del Nucleo investigativo fino all’assassino. Così come quegli elementi giudicati allora troppo compromessi per essere utilizzabili.

Fatto sta che la decisione di riaprire l’inchiesta, sotto la guida del pm Giuseppe Grieco, era già stata presa nell’estate 2019, ma prima che potesse entrare nel vivo, che gli investigatori, una volta ripresa in mano la documentazione, potessero tornare a sentire i testimoni di allora, era stata bloccata dall’emergenza Covid. Da qui la decisione di archiviare il caso e di riaprilo di nuovo un mese fa. —

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