Il Tirreno

Pistoia

Coldiretti: «A rischio le piante di Natale»

Una ricognizione tra i produttori della provincia vede un calo di richieste: «Si rischia di favorire l’acquisto di alberi di plastica»

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA

Si avvicinano le festività e i produttori di alberi e stelle di Natale vivono nell’incertezza, causata dal Covid con tutto il suo portato di limitazioni alla circolazione e all’intersecarsi di norme che ne rendono difficoltosa l’interpretazione. Anche rispetto ai luoghi dove è e sarà possibile vendere le piante di Natale.

Alcune ordinanze locali, infatti, hanno chiuso gli spazi dedicati a piante e fiori all’interno di molte strutture come centri commerciali, supermercati e ipermercati, e questo ha ripercussioni anche sui produttori pistoiesi, che rischiano di ricevere minori ordini dai distributori di tutta Italia, garden e dettaglianti.

«La chiusura di garden e dettaglio di fiori e piante – spiega Coldiretti Pistoia – a livello nazionale mette a rischio i circa 13, 5 milioni di alberi di Natale veri e di stelle di Natale che ogni anno trovano spazio nelle case degli italiani in occasione delle feste, secondo una tradizione consolidata».

A livello pistoiese, una prima ricognizione tra i produttori evidenzia un calo di richieste di alberi e di stelle di Natale del polo di Pescia, che manifestano preoccupazione. Per questo, Coldiretti lancia l’allarme e chiede il supporto di istituzioni e di tutti gli attori delle filiere delle “piante di Natale”. Molti provvedimenti a carattere locale impediscono ad ambulanti di piante e fiori di operare all’interno dei mercati cittadini organizzati anche per la vendita di generi alimentari.

«Il rischio è che venga favorito l’acquisto di piante di plastica che – precisa la Coldiretti – arrivano molto spesso dalla Cina e non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per la loro realizzazione e il trasporto, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente. Al contrario gli alberi naturali – informa la Coldiretti – sono coltivati nei vivai, soprattutto nelle zone montane e collinari, in terreni marginali, altrimenti destinati all’abbandono, e contribuiscono a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline».

«Il problema oltre al tradizionale albero natalizio e alle stelle di natale va a colpire – precisa la Coldiretti – anche ciclamini e altre tipologie di piante in vaso e di fiori recisi, che sono ormai pronti per la vendita e che rischiano di andare buttati con un danno gravissimo per un settore che ha già pagato un conto da oltre 1,5 miliardi di euro a causa della pandemia per i limiti a matrimoni, eventi e cerimonie, con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, dai vivai ai negozi».

«Un vero e proprio tsunami per il settore florovivaistico nazionale – conclude Coldiretti – a cui l’emergenza ha creato anche problemi all’export con blocchi al confine e in dogana di tanti paesi Ue ed extra Ue, a causa di ritardi e difficoltà nei trasporti e nella vendita». –

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze