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Industria, la provincia di Pistoia lascia sul terreno l’8,9 per cento

Industria, la provincia di Pistoia lascia sul terreno l’8,9 per cento

Matteini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord: «Quasi nessun settore è immune all’effetto della pandemia, la moda è l’ambito più colpito dalla crisi» 

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La produzione industriale nel terzo trimestre 2020 a Lucca, Pistoia e Prato mette in evidenza dati con diverso grado di gravità ma comune preoccupazione. La diversa distribuzione dei vari settori nei territori di Lucca, Pistoia e Prato ha effetti molto spiccati sulle prestazioni produttive complessive delle imprese manifatturiere delle tre province. L'indagine congiunturale del Centro studi di Confindustria Toscana Nord, presieduta da Giulio Grossi, evidenzia per il 3° trimestre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, una perdita sensibile per Lucca (-4,4%), più consistente per Pistoia (-8,9%), forte per Prato (-16,7%). Il -9,2% che rappresenta il risultato complessivo per i tre territori scaturisce quindi da situazioni diverse legate a loro volta alla netta differenziazione fra tipologie merceologiche. Se l'alimentare segna +6,6% e la chimica-plastica-farmaceutica +1%, tutti gli altri macrosettori si collocano in territorio negativo, ma con accentuazioni differenti: dal -5,7% della carta e cartotecnica si passa al -7,2% della metalmeccanica e al -8,7% del mobile, fino al settore del manifatturiero italiano più penalizzato dal covid, la moda, che segna -19,1% .

«Pistoia non si sottrae, purtroppo, alle dinamiche generali, e perde nettamente in termini di produzione - spiega vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Daniele Matteini -. La provincia, a livello aggregato, lascia sul terreno un -8,9% di produzione industriale, recuperando però rispetto al 2° trimestre dell'anno. Quasi nessun settore è immune all'effetto della pandemia; la moda è l'ambito più colpito con il picco in negativo delle calzature (-24,6%) e con le fortissime contrazioni dell'abbigliamento e nel tessile (rispettivamente -19,2% e -14,8%); numeri tuttavia in risalita rispetto al trimestre precedente condizionato da un lockdown pressoché totale tra fine marzo e fine aprile. Negativa anche la carta (-9,7%) e il mobile (-9,1%) e, sia pure in modo minore, la metalmeccanica (-4,1%). Torna positivo il settore alimentare, che registra un +2,6%, attutendo la limitata perdita del 2° trimestre dell'anno. Le aziende hanno fin dall'inizio della pandemia investito per poter continuare a lavorare, nelle condizioni possibili; senza questo impegno, laddove utile, i dati sarebbero stati ancora peggiori. Inoltre i mercati paralizzati e la difficoltà di spostarsi hanno colpito non solo la produzione, ma, in molti casi, la manutenzione di impianti e macchinari che le nostre imprese non solo vendono, ma curano con assistenza post vendita. È una crisi epocale per il manifatturiero, di cui non riusciamo a vedere la fine e che tutti siamo consapevoli non possa essere superata dallo sforzo del singolo; la risposta deve arrivare ormai dal Paese, che deve sapere esprimere una politica industriale capace di affrontare l'ora più buia. Il rischio è di un depauperamento del tessuto produttivo che, se perduto, sarà impossibile ricreare». —

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