Toscana
Vicofaro, quarantena finita: il sindaco lancia l’allarme
Pistoia, Tomasi mette in guardia prefettura e Regione: «Struttura inagibile ma così decine di migranti ci torneranno in pochi giorni»
pistoia
Terminata ieri sera alle 23,59 la quarantena per la parrocchia di Vicofaro. Trascorsi 14 giorni dagli ultimi contagi accertati – e in seguito alla comunicazione ufficiale fatta dall’Asl giovedì, nel corso di una riunione con prefettura e Regione – il sindaco Alessandro Tomasi ha firmato la revoca dell’ordinanza con cui aveva disposto il controllo in entrata e in uscita della struttura per ragioni sanitarie, dopo che due dei migranti ospiti di don Massimo Biancalani erano risultati contagiati.
A dare la notizia del provvedimento, lo stesso sindaco, chiarendo due aspetti fondamentali della vicenda: con la quarantena non è stato violato alcun diritto dei migranti; Vicofaro non ha né l’agibilità né l’abitabilità per poter tornare ad accoglierli. E mette in guardia le istituzioni: altissimo il rischio che, terminata la quarantena, la parrocchia torni in pochi giorni a riempirsi di migranti.
«Nei giorni scorsi ho appreso di un esposto in procura annunciato dal legale rappresentante della parrocchia di Vicofaro, don Massimo Biancalani, in merito alla gestione della quarantena degli ospiti di Vicofaro – spiega Tomasi – Al contrario di quanto sostiene chi ha presentato l’esposto (“Ora chiediamo alla procura se vi sia stata una violazione dei diritti dei ragazzi, soprattutto del diritto fondamentale alla salute. Una forzatura voluta dal sindaco”, abbamo scritto sul Tirreno del 31 ottobre, ndr) il 14 ottobre ho firmato un’ordinanza contingibile e urgente – scattata a seguito dei primi due casi Covid registrati in parrocchia – a tutela della salute di tutti: delle persone ospitate nella struttura, di chi vive in quel quartiere e dei cittadini di Pistoia. Gli ospiti di Biancalani non sono mai stati identificati. Nessuno riesce a comunicarci quante persone c’erano in quella parrocchia prima che si registrassero i casi positivi, né chi fossero queste persone, anche se il legale responsabile sostiene di avere tutti i registri. È stato quindi necessario firmare un’ordinanza per isolare la struttura arginando il rischio contagi e mettendo in sicurezza gli stessi ospiti di Vicofaro. Continuiamo, ancora adesso, a non conoscere la situazione delle persone che sono rimaste all’ interno».
Poi il sindaco passa alla questione agibilità della parrocchia di Vicofaro.
«Per quanto riguarda la struttura – spiega – il Comune ha riscontrato la mancata conformità edilizia e la mancata agibilità dei locali. L’immobile, dunque, non ha i requisiti necessari all’accoglienza. Una situazione che in altre occasioni, e con profili edilizi di minor peso, ha portato alla chiusura di centri di accoglienza regolarmente gestiti da cooperative locali. Ma nel caso di Vicofaro, evidentemente, non vale la legge che vale per le cooperative, per gli operatori, per chi si muove nel rispetto della normativa a tutela anche delle persone accolte, per i privati cittadini. L’Asl – dal cui sopralluogo (nel settembre scorso) è emersa “la necessità di una ricollocazione, senza ritardo, degli ospiti della struttura” – ha condiviso e confermato la valutazione del Comune, secondo cui “non essendovi la conformità urbanistico-edilizia e tanto meno la conseguente abitabilità/agibilità si ritiene che manchino i presupposti per ospitare anche le 19 persone rimaste».
Per questo il sindaco lancia l’allarme. «Dopo aver partecipato ai tavoli istituzionali condividendone le scelte, dopo aver fatto un’ordinanza a tutela della salute pubblica, dopo aver scoperto che questa decisione è al centro di un esposto, oggi comunico nuovamente al prefetto, alla Regione e all’Asl che il rischio che in quella struttura tra pochi giorni siano nuovamente accolte decine e decine di persone, in piena emergenza sanitaria, è altissimo. Occorre accertare le responsabilità di questa situazione e intervenire per evitare che quella modalità di accoglienza diventi nuovamente un pericolo per chi è accolto e per i residenti della zona». —
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