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La Caritas lancia l’allarme «Mai tante nuove richieste»

La Caritas lancia l’allarme «Mai tante nuove richieste»

Il numero delle persone che chiede aiuto per la crisi è in continuo aumento L’appello del direttore Suppressa: «La rete della solidarietà va rafforzata»

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PISTOIA

Servono coperte, giacche invernali, abiti per scaldare un inverno alle porte che dalle parti della Caritas preoccupa e non poco. E non per la risposta dei pistoiesi all’appello per aiutare il Centro Mimmo con vestiario pesante da distribuire a chi ne ha bisogno. La risposta di una città che ha «gli anticorpi della solidarietà», dice il direttore Caritas Marcello Suppressa, sarà sicuramente forte. Come lo è stata in questi mesi, basti pensare che all’ultima raccolta alimentare poche settimane fa fatta nei supermercati Coop, sono stati donati ben 3.400 kg di generi alimentari. Ma i numeri della Pistoia solidale rischiano di essere schiacciati da altri numeri.

Quelli di chi chiede aiuto in quest’anno disgraziato, tra pandemia e conseguente crisi economica. Mai così tanti e soprattutto mai così tanti volti nuovi si erano visti agli sportelli Caritas, come dal lockdown primaverile in poi. Lavoratori precari, autonomi, titolari di piccole imprese che lavorano col contagocce nel mondo sempre più chiuso che la lotta al virus impone. Per questo, dice Suppressa, gli aiuti pur necessari non bastano. «Siamo preoccupati per la tenuta sociale» dice commentando i numeri che l’Osservatorio sulle povertà, diretto da Giovanni Cerri, sta raccogliendo. «Serve già pensare al dopo – dice Suppressa – lo Stato deve fare lo Stato e deve aiutare ma serve un tavolo che riunisca noi corpi intermedi per capire come potrà ripartire il tutto.

Noi collaboriamo regolarmente col pubblico, con i servizi sociali comunali, ma questa rete va rafforzata».

SOS INVERNO Ancora i dati non sono completi. I Centri d’ascolto, le antenne della Caritas diocesana sui territori, li stanno inviando ma Giovanni Cerri non ha dubbi. Nel 2020 si supererà il numero di persone accolte un anno fa: nei primi sei mesi sono state 1.902 contro le 1.599 dello stesso periodo del 2019. E si andrà oltre a quella quota 2.300 che, da quando Caritas si è dotata della rete informatica Mirod, dieci anni fa, è stata il picco di chi ha bussato ai centri d’ascolto. Da cui poi si accede al Centro Mimmo, alla mensa “Don Siro Butelli” o all’Emporio Sociale. «I numeri sono calati a marzo e aprile, quando eravamo tutti chiusi in casa – spiega Cerri – ma da giugno sono aumentati in maniera esponenziale. A luglio c’è stato un +45% di richieste, ad agosto un +84%». Le persone che si sono rivolte per la prima volta alla Caritas quest’anno sono 454, un quarto del totale quando erano solitamente un sesto. Solo nel mese di ottobre, l’Emporio della Solidarietà, ha distribuito 181 quintali di alimenti a 2.270 persone.

UN TAVOLO “Paghiamo 5-6. 000 euro di bollette alla settimana – dice Suppressa – il mantenimento della casa è il primo problema. Insieme alla sfera del quotidiano: medicinali, alimenti... Ci preoccupano i numeri delle persone che si rivolgono a noi e soprattutto il futuro immediato». L’esposizione economica della Caritas è forte: dai 170mila euro di interventi del 2019, siamo già a 250mila euro quelli erogati nell’anno in corso. La Fondazione Cassa di Risparmio, le donazioni, aiutano ma «con l’aumento di accessi del 30– 40%, se queste non troveranno sbocchi lavorativi, gli aiuti diventeranno azioni di sussidiarietà e torneranno». Il rischio è che situazioni emergenziali diventino nuove cronicità. – elisa pacini

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