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Confcommercio: «A rischio metà delle aziende del terziario a Pistoia»

La sede provinciale della Confcommercio a Pistoia
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La sede provinciale della Confcommercio a Pistoia

Il grido d’allarme del presidente Stefano Morandi contro le ipotesi di nuovi lockdown

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PISTOIA. «Le imprese del terziario sono in calo nella provincia di Pistoia. Per la prima volta in 10 anni c’è un segno meno per il turismo. In queste condizioni è insostenibile pensare a un nuovo lockdown, il 67% delle imprese non reggerebbe». È con queste parole che Stefano Morandi, presidente di Confcommercio Pistoia e Prato, commenta i dati dell’Osservatorio congiunturale Toscana della associazione, uscito alla fine di ottobre e realizzato tramite il sondaggio di 800 imprese della regione. «I numeri – continua Morandi – ci rimandano a uno scenario drammatico che purtroppo stiamo toccando con mano. Il 47% delle attività del settore rischia la cessazione e il 55% degli operatori ammettono di essere in difficoltà nel rispettare le scadenze fiscali».

Secondo il rapporto dell’Osservatorio, le oltre 16mila imprese del terziario nella provincia di Pistoia hanno registrato nei primi 9 mesi dell’anno una variazione negativa del saldo tra imprese nuove nate e imprese cessate, rilevando il dato peggiore degli ultimi 10 anni, sopratutto a causa delle poche nuove aperture. «Un segnale, questo, di chiara difficoltà e sfiducia verso il futuro che appare sempre più incerto, soprattutto per quelle categorie che devono fare i conti con disposizioni governative stringenti e penalizzanti» osserva Morandi.

«Stiamo parlando della ristorazione e del turismo, soggetti a riduzione degli orari, chiusure e al blocco degli spostamenti. Ma parliamo anche del commercio no food che soffre di un netto calo di frequentazione dei negozi da parte dei clienti, di una minor capacità di acquisto e dell’assenza di ristori che ad oggi non sono stati previsti per il settore». È evidente, secondo il presidente dei commercianti, che questa seconda fase di lockdown ‘parziali’ produrrà inevitabilmente ulteriori, gravissimi danni.

«Le nuove restrizioni – si legge – all’esercizio di tante attività – soprattutto nei settori della ristorazione, della cultura e dell’intrattenimento – sono insostenibili e illogiche, visto che le aziende hanno già adottato tutti i necessari e concordati protocolli di sicurezza e in cui non sembrerebbero manifestarsi particolari criticità. Quello che serve è più programmazione e più coordinamento e, soprattutto, occorre che i danni subiti dalle imprese siano ristorati adeguatamente e tempestivamente».

Confcommercio chiede quindi «indennizzi a fondo perduto, credito d’imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d’azienda, moratorie fiscali e creditizie, risorse per le garanzie finalizzate ad agevolare l’accesso al credito, continuità degli ammortizzatori sociali». —
 

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