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Da Quarrata alla Cina: stroncato traffico di bottiglie di vini pregiati contraffatte

Matteo Leoni
Da Quarrata alla Cina: stroncato traffico di bottiglie di vini pregiati contraffatte

Un “normale” rosso prodotto sul Montalbano e nel Senese veniva rivenduto in Estremo Oriente anche a 300 euro

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quarrata

Vino “normale”, prodotto sulle colline del Montalbano e soprattutto nel Senese, e poi imbottigliato a Quarrata, dove l’azienda agricola proprietaria di quei vigneti ha la sua sede principale. E da lì, grazie alla complicità di una ditta di import export di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, gestita da cittadini cinesi, quel vino veniva spedito e venduto in Cina, spacciato per Sassicaia, Brunello di Montalcino e Chianti di prestigiose aziende.

È l’attività scoperta dai carabinieri del Nas di Firenze, guidati dal maggiore Andrea Davini, che ieri, su delega della procura di Pistoia, hanno perquisito la ditta di import export di Campi e le abitazioni del titolare e di due soci della stessa (tutti e tre di origine cinese, tra cui una donna) a Prato e a Padova. I carabinieri hanno sequestrato vario materiale che avvalorerebbe le accuse di truffa nei confronti delle 7 persone attualmente indagate.

In occasione di una precedente perquisizione, i carabinieri del Nas hanno sequestrato, oltre a svariati cartoni di bottiglie, numerosi rotoli di etichette adesive.

Il giro d’affari garantito dai vini fasulli, secondo gli inquirenti andava avanti almeno dal 2019 e fruttava diverse centinaia di migliaia di euro all’anno. L’accusa è quella di “aver prodotto, imbottigliato e commercializzato, soprattutto all’estero, vini con false indicazioni relative a denominazione di origine geografica garantita e tipica, usando etichette, marchi e segni distintivi contraffatti che imitavano quelli di prestigiosi vini pregiati toscani”.

Grande attenzione veniva posta anche nella riproduzione del packaging, in tutto e per tutto simile a quello originale. Le bottiglie venivano rivendute per autentiche a prezzo di mercato, a circa 300 euro l’una. Finivano nei ristornanti della Cina, anche nei più prestigiosi, oppure una volta arrivate sul territorio cinese venivano rivendute attraverso un sito locale di compravendita, una sorta di “ebay” cinese’. Tra gli acquirenti, soprattutto ristoratori ma anche privati cittadini.

Le indagini sono partite nel 2019 da una segnalazione arrivata al Nas di Firenze da una società produttrice di vino doc Sassicaia, che aveva notato la messa in vendita di presunti cloni di Sassicaia in occasione di una manifestazione fieristica nella città cinese di Chengdu. Gli accertamenti successivi hanno permesso di documentare le movimentazione del vino falsificato dall’azienda agricola di Quarrata fino a Hong Kong e alla Cina continentale.

Alcune partite di vino rosso sono state intercettate nel porto di La Spezia, in partenza verso l’Asia. Tutte erano prive dell’etichetta frontale, che veniva apposta una volta a destinazione nel tentativo di eludere eventuali controlli. Le etichette, spiegano gli investigatori, avevano caratteristiche grafiche in tutto simili a quelle originali, denotando una grande capacità da parte dei falsificatori. Prima di arrivare in Cina le bottiglie partite dall’Italia venivano fatte transitare su società di comodo con sede a Hong Kong, sempre grazie alla preziosa complicità di alcuni intermediari. . I vini venivano poi commercializzati in Cina con l’appoggio di una ulteriore società cinese di import export, che poi pensava a rivenderle sia on-line che ai ristoranti.

I produttori toscani del vino acquistato anche altrove dall’azienda di Quarrata avrebbero agito in buona fede e sarebbero estranei alla vicenda. —



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