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Vicofaro, esposto di don Biancalani

massimo donati
Vicofaro, esposto di don Biancalani

Il sacerdote chiede alla procura di valutare se siano stati commessi dei reati nelle modalità di applicazione della quarantena

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I punti essenziali sono due. Il fatto di non aver consentito ai migranti di scegliere liberamente dove passare il periodo di quarantena – se lì o in un altro domicilio – così come avviene in questi casi per qualunque altra persona. E, di conseguenza, averli costretti a restare a Vicofaro – stipati in ambienti definiti a suo tempo dalla stessa Asl non idonei a fronteggiare l’emergenza sanitaria – esposti al rischio di contagio, tanto più grave in quanto, una volta accertati i due iniziali casi positivi al Covid, per una settimana nessuno di loro è stato sottoposto al tampone.

Sarà valutando tali aspetti - e su come in generale è stata gestita la messa in quarantena della parrocchia e dei circa 110 migranti lì ospitati – che la procura della Repubblica dovrà valutare se siano stati o meno commessi dei reati. Come aveva annunciato qualche giorno fa, don Massimo Biancalani, attraverso i propri legali Fausto Malucchi ed Elena Baldi, ha depositato a palazzo di giustizia un esposto.

«Adesso toccherà alla procura valutare se sussistano o meno estremi di reità – spiega l’avvocato Malucchi – Tra l’altro, le porte di Vicofaro furono chiuse sulla base di due positività emerse in seguito ad accertamenti non delle autorità ma dello stesso don Biancalani assieme al suo staff medico. E si è provveduto a farlo senza dare la possibilità ai ragazzi di scegliere se fare la quarantena lì o in un altro domicilio. E senza svolgere per una settimana accertamenti sanitari sulle persone costrette a stare lì tutte assieme, senza sapere se fra di loro vi erano altri positivi. Non è stato fatto nulla per individuarli. E alla fine, dopo una settimana, di positivi ne sono stati trovati quindici, probabilmente contagiate perché costrette a stare lì con una o più persone positivi. Insomma – conclude il legale – quella di restare a Vicofaro non è stata una scelta ma un obbligo, e in seguito a questo obbligo qualcuno si è infettato».

Dopo il trasferimento dei due migranti risultati positivi, il sindaco, il 14 ottobre, aveva ordinato la messa in quarantena della parrocchia. Quarantena prorogata al momento fino a lunedì, dopo l’accertamento di altri 15 casi.

«Ora chiediamo alla procura – spiega don Biancalani – se vi sia stata una violazione dei diritti dei ragazzi, soprattutto del diritto fondamentale alla salute. Una forzatura voluta dal sindaco, per dimostrare ancora una volta che Vicofaro è il problema numero uno di Pistoia, un lazzaretto in cui si concentrano tutti i mali e i pericoli della città». —

massimo donati

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