Lutto
Covid, da Celesti parole dure «Ora siamo in braghe di tela»
Lo sfogo della vicesindaca durante l’ultimo consiglio comunale «Sui tamponi si sapeva che il sistema non avrebbe potuto reggere»
L’accusa
Nei mesi estivi, in cui l’epidemia di Covid ha offerto una momentanea tregua, si è perso del tempo prezioso. Lo ha sostenuto la vicesindaca e presidente della Società della salute di Pistoia Anna Maria Celesti, intervenendo all’ultimo consiglio comunale. «Si dovevano fare tre cose – ha detto Celesti – la prima era un potenziamento del personale, perché stiamo chiedendo di nuovo uno sforzo a chi ha già compiuto, nei mesi scorsi, atti straordinari per salvarci. La seconda cosa era potenziare le cure intermedie. Lo si doveva fare dal 2015, con le Case della salute di terzo livello. Qui a Pistoia abbiamo potuto aprire il nuovo reparto al padiglione Cassa di risparmio perché avevamo cambiato l’accordo con la Regione per il Ceppo. Il terzo punto è quello più dolente: i tamponi. Si sapeva tutti che il sistema non avrebbe retto. E oggi a Pistoia per avere una risposta ci vogliono 4-5 giorni, a Prato si arriva a 10. Siamo in brache di tela, si poteva programmare meglio. Speriamo che il Covid abbia pietà di noi». Parole pesanti, tanto più in quanto arrivano da una persona che di professione fa il medico. E anche un filo autocritiche, visto che Celesti ha un ruolo importante nel governo della sanità a Pistoia e non solo.
Le parole della vicesindaca hanno chiuso un breve dibattito sulla situazione della città nel bel mezzo della ripresa dell’epidemia Covid, avviato da una comunicazione del consigliere comunale Iacopo Vespignani e dalla risposta del sindaco Tomasi.
Nel prosieguo del dibattito, è intervenuto il capogruppo di Pistoia Concreta Fabio Raso, che nella vita è un imprenditore della ristorazione e che ha difeso la categoria, pesantemente colpita dall’ultimo Dpcm del governo, che impone la chiusura al pubblico alle 18. «A Pistoia – ha sottolineato Raso – tutte le attività hanno adottato i protocolli anti-Covid con costi significativi, per l’acquisto delle mascherine e degli altri presidi, per rispettare le regole e arginare il contagio. Il problema non era dentro, era fuori dei nostri locali, dove nelle ultime due settimane circolavano ragazzi con le bottiglie in mano portate da casa e senza mascherine. Ma lì non c’è stato nessun tipo di controllo. Solo, sabato, tante multe, sacrosante per carità, alle auto in divieto di sosta». –
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