Il Tirreno

Pistoia

Il tampone per la normalità è impossibile: tra Pistoia e Lucca nessuna data disponibile

luigi spinosi
Il tampone per la normalità è impossibile: tra Pistoia e Lucca nessuna data disponibile

Il racconto del nostro cronista: «Unico negativo in famiglia, ma comunque in quarantena per contatto diretto dovrei fare un secondo esame dopo 10 giorni, ma le richieste sono troppe e su 11 presìdi nemmeno un posto»

4 MINUTI DI LETTURA





la testimonianza



Essere (positivo) o non essere? Questo è il dilemma, e avere una risposta è decisamente complicato. Fare il giornalista vuol dire anche raccontare quel che accade attorno a noi, comprese le storie di persone, quando queste sono singolari o quando descrivono un problema che è generale. Ed è quest’ultima la situazione che andremo a raccontare in quest’articolo. Ma, rispetto ad altre storie qui si salta un passaggio. Questo non è un racconto riportato, ma un racconto vissuto, dal momento che è chi scrive l’involontario protagonista della (dis)avventura.

Partiamo dalla premessa, rappresentata dalla scoperta di un caso di positività nel proprio nucleo familiare. Automaticamente tutti, in famiglia, ci sottoponiamo a tampone e, nella sfiga generale, una piccola fortuna. Di tutta la mia famiglia risulto l’unico a non essere stato contagiato da quel maledetto virus. E qui parte tutta una serie di legittime prescrizioni, nei comportamenti da tenere in ambito familiare e in quelli da tenere fuori. Beh, questi ultimi sono semplici da seguire, visto che “fuori” di fatto non posso andare. Son negativo, è vero, ma sono quello che in gergo si definisce “contatto diretto” e, come tale, anch’io sono in quarantena. Non posso uscire di casa per 14 giorni se nel frattempo non emergono sintomi, o, addirittura, in “soli” 10 giorni se, al decimo giorno dal primo tampone mi sottoporrò a un altro test e se pure questo risulterà (incrociamo le dita) negativo.

Tralasciamo i disagi di questo periodo da vivere nel limbo, anche perché, rispetto ad altri, se non fosse per l’angoscia legata alla salute dei miei familiari positivi, vivo questa condizione di disagio da privilegiato rispetto a tanti altri che si trovano nella mia stessa situazione. Il mio confine con il resto del mondo non si ferma a una porta su un pianerottolo, ma un cancello del giardino, e grazie alla tecnologia – come dimostra il fatto che stia scrivendo quest’articolo – posso continuare a lavorare da casa (e a riscuotere uno stipendio). E poi, se il virus non vince, si tratta di aspettare 10 giorni, una scadenza che per me cadrà il 4 novembre. Forse...

Sì, perché qui comincia il caso personale che, è facile immaginare, sia in realtà generale. Grazie alla tecnologia basta, pardon, dovrebbe bastare, il codice della richiesta del proprio medico curante e collegarsi al portale della Regione Toscana per prenotare il tampone. Per una volta non aspetto l’ultimo minuto e, con una settimana di anticipo, preparo tutta la documentazione per prenotare il tampone per la prima data disponibile dal 4 novembre in poi, ed entro sul portale. Vivendo in Valdinievole, in provincia di Pistoia, la prima ricerca si indirizza al locale presidio Asl. Risposta: “Siamo spiacenti, ma a causa dell’alto numero di richieste nessuna data è disponibile, la preghiamo di provare a inserire un presidio diverso”. Ok, tentativo uno fallito. Allora proviamo la Misericordia di Montecatini. Clicchi e: “Siamo spiacenti, ma a causa...”. Il testo è lo stesso. Va bene, insistiamo. Tanto in tutta la provincia di presidi ce ne sono altri sei, a Pistoia (2), a Quarrata, a Lamporecchio, a Montale e, al limite, a San Marcello (un po’ lontanuccio, ma almeno il posto merita), e fra tutti questi un posto lo troverò, no? No. Ogni volta la risposta è la stessa, e si chiude con l’invito a provare su un altro presidio.

Allora si prova a cambiare provincia, e l’attenzione si rivolge a Lucca. Del resto è a Lucca che lavoro, ed è anche vicina. Qui il portale indica solo tre presidi. “Brutto segno” penso, e, infatti, provando a cliccare sui tre, che sia Campo di Marte a Lucca, che sia Castelnuovo, che sia Villa Pergher, in Versilia, compaiono sempre le solite scuse con il solito invito a cercare altrove. Niente, ogni tentativo di insistere produce lo stesso risultato. Da qui al 4 novembre insisterò, ma tutto fa pensare che l’unica soluzione sarà quella di rivolgersi a un centro privato a pagamento. E va bene, fortunatamente posso affrontare quella spesa. Anche se andrà moltiplicata per tutti i componenti della mia famiglia. Perché lo stesso iter riguarda non solo i negativi come me, ma anche chi, e questo sotto il profilo sanitario è più importante, è risultato positivo e deve vedere se ha ancora o meno “il mostro” dentro di se. Come detto, io posso anche affrontare queste difficoltà. Ma se non potessi?Se da quel test dipendesse il mio futuro economico?

Ora, comprendiamo le difficoltà a gestire una mole simile di test, ed è vero che i “se” non fanno la storia. Però chi gestisce la sanità i “se” li dovrebbe valutare tutti per non trovarsi impreparato. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa