Il Tirreno

Pistoia

confcommercio all’attacco 

«Il lockdown mascherato è una condanna a morte»

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA

«Ci troviamo di fronte a un Governo che prende decisioni senza sapere realmente cosa sta facendo. Le maggiori chiusure, sempre più restrittive, per le attività economiche non possono essere l’unica risposta al contenimento dei contagi». È duro il commento di Confcommercio dopo l’ultimo Dpcm che sospende fino al 24 novembre numerose attività e chiude i pubblici esercizi alle 18. «È imprescindibile l’importanza di mettere al primo posto il contenimento del virus ed è chiaro, oggi, che servono sacrifici e una presa di responsabilità da parte di tutti per farlo – spiega l’associazione guidata dal presidente Stefano Morandi – Ma il nuovo lockdown “mascherato” imposto dal Governo sta condannando a morte migliaia di imprese italiane con gravi conseguenze sia economiche che sociali. Sapevamo che ci sarebbe stata una nuova ondata in autunno, ne sentiamo parlare dallo scorso maggio. Abbiamo avuto mesi per prepararci e le nostre imprese lo hanno fatto, rispettando i protocolli anti-contagio, adattando le proprie attività, cercando soluzioni in vista della stagione invernale e dell’impossibilità di usufruire degli spazi esterni. Sapevamo che il virus sarebbe tornato a farci preoccupare con l’attenzione rivolta ai numeri ancora una volta in crescita e, prima di noi lo sapeva il Governo. Eppure proprio il Governo è rimasto inerme e niente è stato fatto in questi mesi per preparare il sistema sanitario a reggere una nuova ondata, per rafforzare le terapie intensive, per avere pronti medici che potessero integrare l’organico. Lo stesso vale per i trasporti pubblici che si sono dimostrati del tutto inadeguati ad accogliere gli studenti rientrati a scuola e i lavoratori che dopo mesi di smart working hanno ricominciato a frequentare gli uffici. Poteva essere fatto di più, è evidente, eppure a pagare i conti di questa inefficienza sono ancora una volta le imprese. Fra i più colpiti sono senza dubbio i pubblici esercizi che devono chiudere le proprie attività alle 18 perdendo così le principali ore di lavoro e, con queste, la possibilità di evitare una crisi a dir poco drammatica. Gli imprenditori di questo settore sono responsabili e lo hanno dimostrato in questi mesi, ma oggi non sono più in grado di reggere una situazione del genere. Per questo vanno trovate soluzioni e misure per gestire la situazione, con indennizzi proporzionati alle perdite, o a fallire sarà la categoria che è il fiore all’occhiello dell’economia italiana». –



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa