Sicurezza
Tripi (Pd): sull’area ex Breda siamo ormai alla svendita
Il capogruppo attacca la scelta della giunta Tomasi e della maggioranza di prolungare il piano particolareggiato. «Così stiamo perdendo più tempo»
PISTOIA
Si farà una quarta asta per il grande cantiere del recupero delle aree Ex Breda, dopo l’ennesima fumata nera di pochi mesi fa. E l’offerta minima da cui partire sarà di 4 milioni di euro, contro gli olre 10 da cui si era partiti, alla fine del 2019. La notizia l’ha anticipata “Il Tirreno”di martedì. Sulla questione ora interviene Walter Tripi, capogruppo Pd in Comune a Pistoia. «Siamo ormai alla svendita, ma purtroppo senza garanzie. È una situazione su cui i pistoiesi tutti devono tenere gli occhi ben aperti: chi si avvicinerà adesso senz’altro pretenderà di poter trarre più beneficio possibile da questa situazione, e l’interesse pubblico rischia di essere messo in secondo piano».
La quarta asta per la cessione del cantiere ex Breda si terà il 15 dicembre, presso lo srtudio del notaio Vincenzo Gunnella, a Firenze, come le altre tre volte, finora sempre andate deserte.
«Avevamo ragione – continua Tripi – quando parlavamo di una nuova progettazione che fosse adatta al contesto di oggi. Ci fu risposto che non avevamo tempo e invece ne stiamo perdendo il doppio, lasciando l’area in balia del degrado più totale, addirittura dimezzando il costo. È un’altra conferma del totale fallimento della giunta Tomasi, che in campagna elettorale aveva promesso cambiamenti ma si è dimenticata di dire che sarebbero stati in peggio. Lo sviluppo della città e dei suoi servizi è al palo».
Delle possibili scelte per il recupero dell’area ex Breda si è discusso in consiglio comunale soprattutto nel gennaio 2019, quando il consiglio comunale fu chiamato ad approvare l’allungamento di tre anni del piano particolareggiato del 2006, che già era rimasto in vigore per 13 anni e che avrebbe dovuto scadere. In quell’occasione, tra l’altro, furono proprio i curatori fallimentari Silvio De Lazzer e Manuela Olastri a chiedere al Comune di allungare il piano, che prevede parametri di edificazione molto più alti di quelli che sarebbero concessi adesso. Di qui la scelta della maggioranza di prolungare il piano per rendere più appetibile il subentro alla fallita Giusti per l’edilizia, nella speranza di trovare un imprenditore che si prendesse l’impegno di completare il recupero. Speranza fin qui clamorosamente frustrata dai fatti.
Sul fronte opposto il Pd e altre forze di opposizione chiesero di non rinnovare il piano, di incassare le fidejussioni e di completare con quelle risorse le opere destinate a rimanere pubbliche, in primis il parcheggio sotterraneo. Per il resto, si disse, la cosa migliore era prevedere una ripianificazione dell’area. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
