Sicurezza
«A Vicofaro si sta violando il diritto alla salute»
L’appello-denuncia di don Biancalani: 120 migranti costretti a convivere in condizioni di estremo rischio di contagio Covid
pistoia
Una bomba ad orologeria dal punto di vista del rischio di contagio, e non solo. Perché, di fronte a quasi centoventi migranti che sono costretti a convivere giorno e notte gomito a gomito come dei carcerati, basterebbe la presenza di un solo malato asintomatico per trasformare Vicofaro in un lazzeretto. Ed è per questo che don Massimo Biancalani, dalla quarantena nella sua abitazione della Ferruccia, lancia un appello-denuncia: sottoporre immediatamente al tampone e trasferire via via altrove i suoi ragazzi, che sono delle persone come tutte le altre e che, come tali, hanno il diritto di veder tutelata la propria salute. Ad ora, infatti, contrariamente a quanto – nell’immediato dell’ordinanza del sindaco che disponeva la quarantena a Vicofaro dopo che due ospiti erano risultati positivi al Covid 19 – tutti pensavano, l’Asl ha deciso di non sottoporre ad alcun test i migranti ma di farli sottoporre quotidianamente ad una visita dal parte dei medici dell’Unità speciale di continuità assistenziale, incaricati di valutare la presenza di sintomi sospetti e, in tal caso, attivare le procedure per il tampone.
«Bisogna tener conto – spiega don Biancalani, che a causa dei suoi problemi di salute è stato consigliato dal proprio medico di lasciare Vicofaro – che in condizioni normali ben pochi di questi ragazzi restano lì durante il giorno: tanti lavorano e tornano solo per dormire. Ma adesso sono confinati là dentro come reclusi, mattina, pomeriggio e notte, tutti insieme. Io pensavo che avrebbero fatto loro i tamponi per togliere dal gruppo possibili contagiati asintomatici, invece la linea è quella di farli restare tutti là stipati insieme per l’intero periodo di quarantena. Senza alcun distanziamento il rischio è di trovarsi fra qualche giorno con un gran numero di persone contagiate dal Covid».
Il sacerdote punta il dito sulla decisione dell’Asl di trattare i migranti ospiti della parrocchia come una semplice famiglia messa in isolamento precauzionale.
«Questa decisione – accusa – priva queste persone del diritto alla salute. Io sto facendo una quarantena a casa mia per tutelare la mia salute e quella degli altri, questi ragazzi invece no. Ma sono persone anche loro e devono essere tutelate. Non è sufficiente il presidio dell’Usca predisposto dall’Asl per individuare coloro che presentano sintomi. La situazione è potenzialmente esplosiva. Io sono anche pronto a pagare per fare i tamponi privatamente. Vediamo...».
Una bomba ad orologeria sul fronte contagio, ma anche su quello dell’ordine pubblico.
«Tutti noi, costretti ad una quarantena in quel tipo di condizioni, ci troveremmo in difficoltà, figuriamo ci questi ragazzi. Resisteranno tutto questo tempo là dentro. Ho già fatto presente il rischio a chi di dovere, affinché se ne assuma la responsabilità. Sono tutti ragazzi correttissimi, ma in queste condizioni... Pensate che non hanno neppure il gel per le mani e che in questi giorni, di punto in bianco, sono obbligati a mangiare cibi a cui non sono abituati. Tutti loro vogliono collaborare, ma non so come potrà andare. Non basterà certo una transenna per tenerli là dentro: da Vicofaro si può scappare da tante parti...». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
