Il Tirreno

Pistoia

don massimo biancalani 

«I due ragazzi contagiati a Pisa dove suonano in un gruppo»

M.D.
«I due ragazzi contagiati a Pisa dove suonano in un gruppo»

2 MINUTI DI LETTURA





pistoia

Una fortuna che fossero ospiti a Vicofaro invece che abbandonati a loro stessi in mezzo a una strada. Lì da lui tutti sono controllati costantemente e l’avvenuto contagio è stato subito accertato e segnalato. Ci tiene a sottolinearlo don Massimo Biancalani all’indomani della messa in quarantena della sua parrocchia e del centinaio di migranti che attualmente vi si trovano. E spiega come, secondo lui, il contagio dei due ragazzi – che poi avrebbero trasmesso il virus ad un terzo ospite – sia avvenuto a Pisa.

«La scorsa settimana – spiega il sacerdote, anch’egli in quarantena dall’altra parte delle transenne che circondano Vicofaro – sono andati a Pisa perché suonano in un gruppo musicale di ragazzi italiani. Avevano delle prove. Dopo un paio di giorni uno di loro ha cominciato ad avere il raffreddore, e un po’ di dolori, e insieme ai medici volontari che ci assistono abbiamo deciso di fare il tampone. Comunque adesso stanno bene».

Adesso i tre giovani, di cui solo uno sintomatico, si trovano in un albergo sanitario di Montecatini. Mentre a Vicofaro, dopo una iniziale agitazione, la situazione è relativamente calma.

«Adesso i ragazzi sono abbastanza calmi – conferma don Biancalani – abbiamo dovuto però faticare per far capire loro la logica della quarantena: la loro preparazione non è adeguata certi argomenti. Oggi abbiamo fatto e distribuito loro una brochure in cinque lingue per spiegare come si devono comportare. Ma per tanti di loro sarà un vero dramma dover restare confinati per ancora nove giorni almeno. Molti hanno famiglie in Africa a cui devono mandare dei soldi, tanti lavorano al Macrolotto di Prato per imprenditori cinesi a cui della quarantena importa il giusto... Vediamo, speriamo che tutto si concluda in una decina di giorni».

Il sacerdote è preoccupato per la ventina di ragazzi che ieri sera non ha fatto ritorno in parrocchia per non essere costretti a restare lì in quarantena. «Per me sono come dei figli» dice.

Per poi respingere al mittente le accuse di chi punta il dito sulla sua scelta di accoglienza radicale, collegando la comparsa del virus a Vicofaro con il sovraffollamento.

«Come in tutte le realtà, anche noi, quando abbiamo fatto questa scelta non ci saremmo mai aspettati di aver a che fare in futuro con una pandemia del genere che ha preso tutti in contropiede» spiega, guardando poi a quello che avverrà adesso, con il trasferimento dei suoi ragazzi in strutture senz’altro più idonee, più a misura d’uomo. «Hanno bisogno non di assistenzialismo ma di vivere in piccoli ambienti in cui si possano avviare verso una vita autonoma qui in Italia». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web