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Avis, sessant’anni di vita passati al fianco di chi soffre
Nata nel lontano 1960 da una costola della Croce rossa di San Marcello la sezione Montagna Pistoiese oggi conta 500 soci e 1.000 donazioni all’anno
San Marcello
Nacque da una costola della Croce Rossa di San Marcello, ma ben presto fece capire che sapeva camminare benissimo con le proprie gambe. Lo ha fatto e lo sta facendo ancora egregiamente, perché l’Avis Montagna Pistoiese è in ottima salute anche dopo sessant’anni di vita – il compleanno è stato proprio a fine settembre – grazie ad un consiglio direttivo che ogni giorno si impegna senza risparmiarsi per raggiungere nuovi obiettivi.
E non a caso durante questi lunghi anni è sempre stato definito “un fiore all’occhiello” della Montagna. I numeri sono talmente eloquenti da parlare da soli: circa 500 soci donatori e un traguardo di 1.000 donazioni annue. Chissà se Amato Arcangeli, primo compianto presidente, abbia anche solo sperato in un risultato così speciale.
A fianco dell’attuale consiglio direttivo presieduto dal giovane Francesco Gaggini, nell’Avis opera ancora uno dei suoi fondatori, Gabriele Ferrari, che nel lontano 1961 fece la sua seconda donazione prima di entrare a far parte dei soci.
«La nostra associazione – spiega Ferrari – nacque nel settembre del 1960 all’interno della Croce Rossa ed il suo primo presidente fu Amato Arcangeli. Sull’esempio del dottor Formentano, che dette vita all’Avis al livello nazionale, l’idea prese campo anche a San Marcello, in persone sensibili ai bisogni dell’ospedale Pacini. Era un gruppo composto da poco meno di una quarantina di persone».
«All’inizio ci chiamavamo Avis Comunale di San Marcello – prosegue il presidente – ma negli a seguire, grazie al dottor Luciano Battani, fu capito che i confini non dovevano esistere, che il nostro sodalizio doveva essere rivolto a tutta la popolazione della montagna pistoiese, anche quella di altri Comuni, e cambiammo nome in Avis della Montagna Pistoiese».
Sessant’anni sono lunghi e qualche momento di difficoltà, anche per un sodalizio solido come questo, non son mancati. Come nel 1996, quando le donazioni furono al minimo storico. Concentrarsi anche sulla plasmaferesi, recuperare il contatto con i giovani, incontrare le persone e instaurare contatti umani furono la chiave giusta per riaprire nuove speranze all’Avis locale e poter leggere, con gli anni, ancora una volta dati eccezionali come quelli attuali. Da quelle prime donazioni ai giorni nostri, regole e norme sono state rivoluzionate.
«Quando sono arrivato io, nel 2012 – spiega Gaggini – c’è stata una sorta di informatizzazione della gestione delle donazioni, con burocrazia e carichi di responsabilità maggiori. È stata inserita l’“agendona”, cioè un calendario delle donazioni organizzato. E grazie ai dati che fornisce il Centro regionale sangue, siamo in grado di far fare le donazioni mirate all’esigenza. Il lato negativo, forse, è quello di aver perso troppo del contatto umano con i donatori, ma nella nostra realtà credo non venga meno».
«Per registrare sempre migliori risultati – conclude Gaggini – il mio sogno sarebbe quello di avere condizioni ottimali per fare un buon lavoro anche in futuro».
Questi i presidenti che si sono succeduti: Amato Arcangeli (1960-1966), Luciano Battani (1967-1980), Viliano Vivarelli (1981-1986), Grazia Cesari (1987-1992) Gabriele Ferrari (1993-2012), Francesco Gaggini (dal 2012). —
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