Sicurezza
Parà morto in caserma, sì al rito abbreviato
Sotto accusa per omissione di concorso tre commilitoni, tra i quali un 36enne di Serravalle. La tragedia a Pisa nel 2017
pisa
Accolta dal giudice del tribunale di Pisa la richiesta dei tre imputati per la morte di un parà alla caserma Gamerra di essere giudicati con rito abbreviato condizionato alla presentazione di una consulenza tossicologica.
Uno dei tre imputati, il 36enne Fabio Tirrito, è di Serravalle. Gli altri sono Alessio Fracassi, 27 anni, di Rosignano Marittimo e Augusto Simeoni, 31 anni, di Roma. I tre sono difesi dagli avvocati Francesca Baregi e Gabriella Cirillo (Tirrito) e Isabella Martini (sia Fracassi che Simeoni).
L’udienza in cui accusa, difesa e parti civili si confronteranno sulla base delle rispettive perizie, è stata fissata per la prossima primavera.
Gli imputati citano la consulenza della professoressa Elisabetta Bertol secondo la quale la vittima, dopo aver smaltito la sbornia alcolica, avrebbe sniffato eroina. La droga come causa del decesso e non l’abbandono per ore sulla branda da parte dei tre commilitoni, è la tesi della difesa.
A morire in caserma il 10 novembre 2010 fu Tiziano Celoni, 27 anni, residente a Gallese (Viterbo). Il giudice Eugenia Mirani (pm Sisto Restuccia) ha rinviato l’udienza a marzo per consentire ai consulenti della Procura (il tossicologo Mario Giusiani e il medico legale Luigi Papi) e a quelli della parte civile, rappresentata dagli avvocati Muriel Petrucci e Max Giordano Marescalchi, di confutare le rispettive consulenze. Tirrito, Fracassi e Simeoni sono accusati di omissione di soccorso in concorso.
Celoni era in abiti civili quando venne soccorso alle 13,25. Era un venerdì di novembre del 2017. Quello che era successo nelle ore precedenti venne poi svelato dall’autopsia e dall’esame tossicologico eseguiti dal medico legale Luigi Papi. Celoni aveva assunto alcol ed eroina in quantità sufficienti per perdere conoscenza. Grave, ma non disperato. Un soccorso immediato, è la tesi dalla Procura, gli avrebbe salvato la vita. Ma l’allarme avrebbe significato rivelare gli eccessi della notte prima del decesso. Il possibile movente del silenzio di chi sapeva e ha taciuto.
Secondo la rappresentazione della Procura Tirrito avrebbe chiesto aiuto ai due commilitoni per portare Celoni nella camerata alle 7,33 del mattino. I tre lo lasciano sulla branda e se vanno. Solo alle 13, 25 viene dato l’allarme al 118, ormai inutilmente. –
P. B.
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