Il Tirreno

Pistoia

l’ultimo saluto a giacomo pratesi 

Il rombo dei motori si confonde con il dolore per l’addio a Giacomo

Martina Trivigno
Il rombo dei motori si confonde con il dolore per l’addio a Giacomo

In tanti alla cerimonia funebre del 39enne caldaista vittima di un incidente Il ricordo del fratello: «Lascia qualcosa di profondo, è l’amore verso gli altri» 

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PISTOIA

Il rombo dei motori si confonde con il dolore e con le lacrime. Ma un po' anche con i sorrisi, quelli che il ricordo di Giacomo Pratesi, di Pistoia, quarant'anni ancora da compiere, suscitava e suscita.

Erano in tanti, tantissimi, ieri, davanti alla cappella della Croce Verde di Sant'Agostino per l'addio al giovane caldaista morto sabato scorso, mentre viaggiava in sella alla sua Yamaha R1M. Si è schiantato contro la fiancata di un'auto, guidata da un uomo di 84 anni, che gli ha tagliato la strada in via San Felice e Piteccio, al Piestro, a un paio di chilometri da Capostrada. Nonostante l'intervento dei soccorsi, per il centauro non c'è stato nulla da fare. E ora resta solo il dolore che neppure le mascherine riescono a celare per una vita che si è spezzata troppo presto, gli occhi gonfi di pianto.

Al centro della cappella c'è il feretro, un collage di fotografie ricorda i momenti più felici della vita di Giacomo: con i familiari, gli amici di sempre, la fidanzata. Sopra, un casco integrale bianco testimonia la sua grande passione per i motori e un mazzo di rose bianche. Sono tutte lì, a pochi passi, le persone che hanno voluto bene al giovane caldaista. Indossano una maglietta bianca con sopra una foto di Giacomo con la tuta da motociclista. La sua tuta, quella che lo faceva sentire libero. «Giacomo non si perdeva dietro alla forma e all'apparenza – ricorda, commosso, il fratello Gianluca – ma tutto quello che di buono ha seminato, nella vita di ognuno di noi, lo porteremo sempre nel nostro cuore. Non si tirava mai indietro e non aveva nemici. Perché, in fondo, era amico di tutti. Ha lasciato qualcosa di profondo, il suo amore verso gli altri, il saper mettere da parte se stesso. Con questa maglietta che oggi (ieri per chi legge, ndc) aprite al massimo il vostro cuore in modo che possiate essere accolti da quella radice d'amore che Giacomo è riuscito a trasmettere».

Poi è la madre del giovane a prendere la parola. «Non voglio parlare di Giacomo – sottolinea – perché, per ogni mamma, un figlio è sempre speciale. Invece voglio parlare delle tante persone che Giacomo lo hanno conosciuto. In moltissimi mi hanno parlato della sua serietà e competenza sul lavoro. Mi hanno ricordato che lui il sorriso ce l'aveva sempre pronto così come la gentilezza. Erano i suoi tratti distintivi e, nel momento del dolore, mi riempie di gioia sapere che mio figlio è riuscito a lasciare un solco profondo in noi. Grazie agli amici, del gruppo moto e non: mi hanno inondato d'amore. Grazie Giacomo per quanto sei riuscito a dare nella tua vita».

E poi a parlare è stato lo zio di Giacomo Pratesi. «Mio nipote ha preso il peggio di me –- ha detto, emozionato –- era temerario, ma si arrabbiava molto meno di me, devo dire la verità. Quella della moto è una passione che sono riuscito a trasmettergli e che sono felice abbia seguito. Perché Giacomo, quando viaggiava, si sentiva bene. In quel momento era libero. E, adesso che vola, non potrà più cadere».

Un grido, forte, si leva all’improvviso. Sono i suoi amici: “Ciao, Giacomo”, urlano, mentre sul volto scorrono le lacrime. Poi escono dalla cappella, tutti insieme, e accompagnano Giacomo nel suo ultimo viaggio, mentre il rombo dei motori si confonde con il dolore. —

Martina Trivigno

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