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«Mi serve una ricarica»: e arrivava la droga

MASSIMO DONATI
«Mi serve una ricarica»: e arrivava la droga

Giro di spaccio alla stazione con consegne a domicilio sgominato dai carabinieri: pusher condannati a quattro anni e mezzo

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pistoia

«Mi porti un caffè? », «Mi servirebbe una ricarica»... Ricevevano le ordinazioni via cellulare, con messaggi in codice, e la consegna avveniva in luoghi sempre diversi, per rendere più difficoltosi eventuali controlli. Una modalità che ritenevano ormai collaudata, a prova di forze dell’ordine, ma che era stata scoperta dai carabinieri di Pistoia, dopo una serie di pedinamenti e servizi di appostamento. E dopo aver messo sotto controllo i telefoni degli spacciatori. A finire in carcere lo scorso maggio, su disposizione del gip del tribunale di Pistoia, erano stati due cittadini marocchini, di 57 e 29 anni, Mourid Abderrahmane e Ayoub Bouraada, che svolgevano la loro attività di spaccio nei pressi della stazione ferroviaria di Montale.

Con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, lunedì mattina i due sono comparsi davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Pistoia. Processati con il rito abbreviato, sono stato condannati, rispettivamente, a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione. Il pm Luigi Boccia aveva chiesto per entrambi la pena di 7 anni.

A fine novembre dell’anno scorso, i militari della stazione di Montale avevano notato l’assidua presenza dei due cittadini stranieri nei pressi della stazione ferroviaria: sostavano ripetutamente all’interno della loro auto nelle più disparate ore della giornata, allontanandosi saltuariamente ma facendo sempre ritorno. Circostanza questa che faceva sospettare ai carabinieri una fiorente attività di spaccio con “consegna a domicilio”. Sotto il coordinamento della procura della Repubblica, i carabinieri avevano iniziato quindi una serie di pedinamenti e di servizi di osservazione, e nel corso dei controlli erano riusciti ad acquisire i numeri di telefono dei due stranieri.

Autorizzati dal pm titolare dell’inchiesta, erano stati quindi acquisiti ed estrapolati i dati dei tabulati telefonici, che avevano permesso agli investigatori di mettere alla luce una vasta rete di contatti telefonici riferibili a persone del pistoiese già conosciute quali assuntori di stupefacenti. Le successive attività avevano così permesso di accertare numerosissime di cessione di cocaina e hashish con modalità sempre uguali, che i due, come detto, ritenevano collaudate e sicure. I vari clienti inviavano le “ordinazioni” sui cellulari dei due spacciatori facendo attenzione ad utilizzare sempre un linguaggio criptico per eludere eventuali indagini. Gli assuntori infatti erano stati “addestrati” ad utilizzare frasi in codice come “mi porti un caffè?” oppure “mi servirebbe una ricarica” per indicare di volta in volta tipologia e quantità di stupefacente. A quel punto partiva la consegna, che veniva di volta in volta effettuata in luoghi diversi, sempre con l’intento di rendere difficoltosi eventuali riscontri da parte delle forze di polizia.

Più di mille le cessioni di droga accertate dai carabinieri che, nel corso dell’esecuzione delle ordinanze cautelari, lo scorso maggio, avevano trovato in casa degli arrestati – entrambi nullafacenti – oltre 5.000 euro in banconote di vario taglio e diversi telefoni cellulari, verosimilmente utilizzati per l’attività di spaccio. —



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