La protesta
Teatro Manzoni, la prosa ripartirà alla fine di ottobre
Gianfranco Gagliardi, direttore generale dell’Associazione teatrale pistoiese, spiega come cambia l’offerta: niente abbonamenti, ma programma ampio
PISTOIA
La nuova stagione di prosa, seppure con i cambiamenti nelle modalità di fruizione che questo periodo impone, partirà probabilmente entro la fine del mese prossimo.
A spiegarci come è stata rimodulata l'offerta da parte dell'Associazione teatrale pistoiese è il suo direttore generale, Gianfranco Gagliardi.
La capienza ridotta del teatro Manzoni in autunno non consentirà la consueta campagna abbonamenti. Ma il programma sarà ampio come in passato, con musica, prosa e novità: «La multidisciplinarietà di genere per noi è un valore», dice Gagliardi.
Direttore, il cartellone estivo è in pieno svolgimento, in autunno cosa ci aspetta?
«Abbiamo fortemente voluto la stagione estiva: abbiamo ritenuto che fosse necessario proporla dopo i mesi della pandemia, pensiamo che lo spettacolo dal vivo sia fattore di coesione sociale. Lo stimolo a ricominciare a frequentarsi deve venire anche dal settore culturale. Infatti gli appuntamenti di questi giorni, pur con le limitazioni imposte dalle norme, stanno ottenendo il massimo del risultato, con il frequente tutto esaurito nelle varie sedi e al Manzoni, dove stiamo collaudando le nuove disposizioni. C'è voglia di tornare a fruire del teatro e questo ci incoraggia a lavorare sul programma invernale».
Qualche anticipazione?
«A marzo il cartellone 2020/21 era praticamente pronto, ora sta subendo una verifica. Non tutte le compagnie riprenderanno i titoli che erano in programma, non tutti i gruppi stranieri faranno tournée in Italia. Stiamo rivisitando quel canovaccio, ma ripartiremo. Al Manzoni la capienza scende a 266 presenze, dunque un terzo del totale, e la necessità di distanziamento sul palco esige alcune scelte. Abbiamo già in mente un primo appuntamento per fine ottobre».
Cosa cambierà sul palco con le nuove norme?
«Bisogna evitare presenze numerose e nella prosa ciò ha implicazioni su testi e contenuti: niente abbracci tra attori né gruppi di oltre quattro o cinque interpreti. Le compagnie per prime stanno riflettendo su queste necessità. Abbiamo in mente dei titoli e stiamo verificando se sono stati rivisitati da registi e gruppi alla luce della normativa».
Una difficoltà notevole.
«È una sfida dura e bella, complessa e intrigante: penso che le nuove modalità debbano stimolare nuovi approcci a interpreti e operatori culturali. Sono ragionevolmente ottimista sul futuro del sistema dello spettacolo dal vivo, proprio perché strumento di coesione sociale. Confido che la politica nelle sue varie declinazioni lo comprenda, aiutandolo a mantenere una sostenibilità economica anche con la diminuzione per ragioni oggettive di spettatori. Tutti, da chi scrive o interpreta a chi organizza o gestisce, dobbiamo reinventarci».
Il settore ha raccolto la sfida?
«Ci sono materiale, idee e voglia di mettersi in gioco. Il percorso è complesso e faticoso, ma è nostro dovere guardare al futuro. Come da noi sperimentato in questi giorni all'aperto, potrebbero esserci spazi chiusi, non necessariamente teatrali, che offrono ad alcuni titoli una cornice logistica migliore. L'idea è immaginare luoghi ulteriori, benché non sostitutivi, e anche potenziare la nostra capacità di ottimizzare il Bolognini». —
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