Il Tirreno

Pistoia

protesta al liceo petrocchi 

Un genitore alla preside «Misure draconiane e disorganizzazione»

M. T.

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA

Una lettera aperta alla dirigente del Liceo artistico “Petrocchi”, Elisabetta Pastacaldi, per esprimere le «perplessità sul modo in cui viene gestita l’emergenza». Il professor Peter Golembiewski è un docente del Liceo “Forteguerri”. Ma è anche il padre di una studentessa che frequenta il Petrocchi.

«Come genitore e insegnante – scrive rivolgendosi alla preside che, contattata dal “Tirreno” , ha dichiarato di non voler replicare in questa fase – posso condividere le sue preoccupazioni di garantire la sicurezza, ma sono sorpreso, da un lato, dalle misure draconiane imposte ai ragazzi (senza tenerne in conto le esigenze didattiche e neppure lo stato d’animo con cui possono vivere questo momento), e, dall’altro, dalla disorganizzazione e confusione di questi primi giorni».

«Il primo giorno di scuola, mia figlia e i suoi compagni di classe sono stati da lei redarguiti per non essere entrati dalla parte giusta dell’edificio della sede – prosegue la missiva – Eppure avevano seguito alla lettera le indicazioni da lei riportate nella sua comunicazione. Come prima accoglienza, non è stata molto incoraggiante, né per gli studenti né per noi genitori».

«Il liceo Petrocchi ha poi acquistato i termoscanner per misurare la temperatura all’entrata – dice il genitore – un eccesso di zelo rispetto alle indicazioni del Governo. E tuttavia sarebbe di per sé apprezzabile, se non venisse a creare, come invece sta succedendo, pericolosi assembramenti nell’atrio della scuola». E ancora: «In merito all’organizzazione dei doppi turni e dell’adozione della didattica digitale integrativa, segnalo innanzitutto la disparità di trattamento tra gli alunni delle sedi di viale Adua e Quarrata che proseguono la normale attività didattica in orario antimeridiano e quelli della sede centrale, costretti a una turnazione rigida, non articolata in microgruppi, per cui mia figlia dovrà seguire due ore online dalle 7, 45 alle 10, poi precipitarsi a scuola per entrare alle 12. Tale situazione, sentiamo dire, ma senza conferme ufficiali, resterà immutata per i primi quattro mesi, creando fortissimi disagi alle famiglie e abbassando la qualità della didattica».

«Inoltre – precisa il genitore – non è stata potenziata la dotazione informatica del “Petrocchi”, né è stata predisposta una piattaforma per rendere fluida e omogenea la didattica a distanza, lasciando tutto all’iniziativa di singoli docenti. È quasi superfluo aggiungere che le famiglie avrebbero dovuto essere maggiormente informate rispetto alla situazione didattica, organizzativa e disciplinare, anche per un loro maggiore coinvolgimento e partecipazione, come si raccomanda dal Miur e si legge sui giornali, anziché dover subire passivamente i diktat di un’organizzazione che non sappiamo chi ha approvato (in tal senso chiederei di avere accesso ai verbali del collegio docenti e del consiglio d’Istituto)». Infine i dispositivi di sicurezza. «Dispiace – conclude il genitore – vedere che la scuola non ha provveduto alla distribuzione di mascherine chirurgiche secondo gli standard di sicurezza per tutte le parti interessate: vorremmo sapere se la situazione è solo temporanea». –

M. T.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore